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Quindici pecore sbranate di notte

Quindici pecore sbranate di notte

Terribile aggressione in un’azienda di Castell’Azzara: «È un disastro»

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CASTELL’AZZARA. Un predatore, o forse un branco, fanno strage di pecore nei pascoli di Castell’Azzara. Nell’azienda di Francesco Montalto, in località Bandita dei Bovi poco distante da Castell’Azzara, sabato mattina c’è stato un disastro. Un’aggressione violenta che, come al solito, ha lasciato sul campo morti, feriti, costernazione.

Quando il fratello dell’allevatore è arrivato, attorno alle 7,30, lungo la strada che costeggia l’appezzamento di pascolo dove si trova il capannone delle pecore, erano distese, vicino al ciglio della strada, sette-otto bestie. Qualcuna morta sgozzata, altre spolpate fino alle ossa, altre mangiucchiate ferocemente. Una agonizzante, gravemente ferita. Ma nel momento in cui Francesco è giunto all’azienda e ha fatto la conta, all’appello, oltre quelle morte, ne mancavano altre cinque.

Tirate le somme, dunque, quasi quindici pecore sono state massacrate da predatori che dalle tracce lasciate e dalla modalità di attacco, potrebbero essere lupi come dice lo stesso Montalto. «Venerdì mattina – racconta – mio fratello aveva avvistato un animale che si aggirava qua attorno. Le tracce portavano verso due pozze d’acqua ed infatti il predatore cerca spesso acqua per abbeverarsi. Ma poi è sparito e non ci abbiamo pensato più, anche perché abbiamo due cani da guardiania e quasi sempre hanno funzionato. Abbiamo avuto, sì, in passato, episodi di attacchi di predatori, ma ultimamente non in maniera massiccia come sabato. Ogni tanto scompare qualche capo, ma stavolta si tratta di una quindicina di bestie e fra l’altro tutte incinte. Da come sono state uccise, sembra che possa essere un lupo. Anzi, credo, più di uno, perché il numero di animali aggrediti è notevole».

Francesco Montalto possiede un gregge di 500 pecore, ma a seconda delle situazioni in cui gli animali si trovano, tiene diviso il branco. Questa volta, nella nottata fra venerdì e sabato, la maggior parte erano dentro il capannone e una settantina erano rimaste fuori, divise dalle altre: «Si trattava di quelle più giovani e che erano incinte – dice – e come sempre contavo sulla presenza dei cani. Anzi, del cane da guardiania, perché l’altro era impegnato altrove. Invece non ce l’ha fatta a salvarmele. Azzannate alla gola, rosicchiate nelle mammelle, dilaniate. Uno spregio. Le abbiamo trovate ormai morte lungo la strada, mentre le altre, terrorizzate, si erano assiepate tutte insieme e fino ad oggi non hanno nemmeno voluto mangiare. Quelle incinte abortiranno e meno male che non erano da latte, altrimenti smettevano di produrlo per lo meno per quindici giorni. Non aggiungo altro. È un disastro per l’azienda e per le pecore».

Ieri i veterinari hanno fatto i prelievi. «Hanno verificato lo strazio del mio gregge – dice Francesco – ma chi ripaga tanto dolore? Adesso lo smaltimento delle carcasse e la ricerca di quelle che mancano nel gregge. Che quasi sicuramente non ritroveremo perché si saranno andate a nascondere chissà dove e a morire lontano dall’ovile». (f.b.)

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