Il dolore
Occhi puntati sulla sinagoga L’imam: «Noi per la pace»
Le forze dell’ordine intensificano i controlli in tutta la Maremma Nei luoghi di culto dei musulmani la ferma condanna alla guerra in Siria
GROSSETO. La Maremma si è risvegliata con una parola in più nel proprio vocabolario: terrorismo. Ieri sono stati rafforzati i controlli alla sinagoga di Pitigliano e a tutto lo storico ghetto ebraico del paese. Durante la mattinata i carabinieri si sono recati nel piccolo quartiere ebraico per un sopralluogo preventivo con finalità precauzionale. Tra i consigli dati dall'Arma agli abitanti, quello di segnalare eventuali presenze sospette. La sinagoga di Pitigliano è l'unica in provincia di Grosseto ed è una delle cinque in Toscana. È una delle decisioni prese dalla Prefettura durante la riunione di coordinamento con le forze dell'ordine che si è svolta a Grosseto dopo che il ministro Alfano ha inviato una circolare a tutti gli organi governativi delle province italiane.
Il paese del tufo non si è ancora risvegliato dal brutto incubo vissuto la scorsa estate quando è arrivata la notizia della morte di Simone Camilli, il videoreporter figlio del sindaco che stava girando un documentario per l'agenzia Lapresse a Gaza, saltato in aria su un missile.
L’eco di quello che è successo in Francia si sente anche in Maremma, dove i musulmani sono circa cinquemila, sparsi su tutto il territorio. Tra loro, ci sarebbe stata anche Maria Giulia Sergio, la ragazza di 27 anni originaria di Torre del Greco che a settembre sarebbe partita con un volo per la Turchia per seguire il marito che si sarebbe arruolato con i jihadisti per combattere nelle file dell’Isis. Che avrebbe scelto, giovanissima, non soltanto di indossare il niqab, il velo che da anni la copriva dalla testa ai piedi annullando anche la sua identità, ma anche di diventare una delle tanti mogli dei martiri della guerra santa contro gli infedeli.
Eppure, a camminare per la città e a parlare con i rappresentanti delle comunità islamiche di Grosseto, il ritratto che viene fatto di quello che succede in provincia è ben diverso. Nonostante alcune differenze.
«Il Corano non dice queste cose». È il ritornello che si sente tra gli islamici della città, nei due luoghi dove si prega Allah e il suo profeta. Il nostro giro parte da via Irlanda, da un piccolo garage con la porta chiusa che si trova accanto alla sala dove vengono organizzate le feste per i bambini della città. Fuori, accanto a quel portone di metallo con i vetri che non permettono di sbirciare dentro, c’è un portascarpe: si resta scalzi prima di calpestare il grande tappeto dove i musulmani si inginocchiano per pregare.
Nel garage ci sono pochi uomini e qualche bambino. «Il Corano non invita alla guerra, non dice queste cose - spiegano - l’Islam è come tutte le altre religioni, predica la pace ed è quello che facciamo anche qui dentro». In via Irlanda si ritrovano soprattutto uomini e donne musulmane originarie dei paesi del nordafrica.
Il centro culturale islamico maggiore, invece, è quello di via Genova. Lo stesso dal quale sarebbe passata anche Maria Giulia-Fatima, insieme al marito di origini albanesi. Perché qui, chi si ritrova a pregare, sono quasi tutti originari del paese dell’est. «Non ho mai saputo di un nostro fratello che aveva sposato una convertita - dice l’imam Zejnullah, 26 anni e studente in Macedonia - e comunque nel nostro centro culturale nessuno ha mai fatto propaganda per la jihad». Zejnullah Sadiki parla con il Corano stretto tra le mani. «Chiunque uccida un uomo, che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra - recita a memoria l’imam - sarà come se avesse ucciso l'umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l'umanità». Lo dice, per ribadire che l’Islam non è la religione che forma i terroristi e poco dopo lo posta anche sul gruppo facebook El -Hilal. Eppure, da quella sala in via Genova sono passati imam che poi sono stati arrestati perché accusati di aver reclutato jihadisti per andare a combattere per il Califfato. «Noi musulmani non abbiamo bisogno della Siria - precisa l’imam - noi insegniamo ai nostri bambini e ai nostri giovani a rispettare tutti e allo stesso tempo facciamo le nostre preghiere». Al centro islamico nascosto tra i capannoni artigianali di via Genova ci sono tanti depliant, in più lingue, per raccontare anche a chi non ne sa nulla cosa sia l’Islam. E soprattutto ci sono tantissimi musulmani, quasi tutti di origini albanesi e bosniache che si ritrovano lì, cinque volte al giorno a pregare.
Quello che succede in Siria, la paura della presenza di cellule terroristiche dormienti a Grosseto o ancora la possibilità che si faccia reclutamento per la guerra contro l’Occidente sembra essere molto lontano. Anche se carabinieri e polizia qualche informazione sul passaggio della prima donna jihadista, inserita nella lista dei 53 foreign fighters, ce l’hanno. L’attività di monitoraggio non è mai cessata. E anche del passaggio di Maria Giulia dalla Maremma qualche traccia sembra essere comunque rimasta.
@francegori
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