Italia
Tre anni fa il naufragio della Costa Concordia. Il sindaco del Giglio: "Noi abbandonati"
Nel terzo anniversario del naufragio nel quale hanno perso la vita 32 persone Sergio Ortelli sceglie una commemorazione sobria. Poi parla dei danni d'immagine provocati dall'incidente: "Neppure i soldi di Costa basteranno a risarcirci"
ISOLA DEL GIGLIO. Ci sono alcune cose che Sergio Ortelli ha capito da quando la Concordia è naufragata davanti al Giglio. E una che ha deciso. Ha deciso che d’ora in avanti le commemorazioni per la tragedia - i 32 morti nel naufragio, poi il sub spagnolo durante i lavori per il rigalleggiamento - saranno sobrie. Poco per i riflettori e la politica, una faccenda che avrà più a che fare con la memoria e la sensibilità dei gigliesi. Con la loro storia. Quello che ha capito è che il premier Matteo Renzi non verrà mai al Giglio a rendere omaggio al senso civico, all’umanità di una popolazione che resiste nell’arcipelago toscano; che l’isola «è conosciuta in tutto il mondo come luogo di tragedia invece che come bellezza naturale». E che se c’è una speranza che questa associazione, con il tempo, si affievolisca la Regione deve mettersi sotto con la promozione, in Europa. Neppure i soldi che Costa potrebbe pagare per il danno di immagine «basteranno a risarcirci». Sempre che arrivino, visto che «la trattativa, di fatto, neppure è cominciata».
Sindaco Ortelli, per rilanciare l’isola ci deve essere qualche cosa da promuovere. Nel vostro caso l’ambiente, che non è messo molto bene, però.
«Ci sono importanti operazioni di bonifica che ancora devono essere realizzate. Sono state individuate a maggio del 2012, quando è stato concordato il progetto per la rimozione della Concordia che non si è concluso con la partenza della nave dal Giglio. L’operazione più importante, il ripristino dell’ambiente, è ancora all’inizio, anche se non ci possiamo mentire: l’habitat naturale non tornerà più bello com’era prima del naufragio».
Perché dice che l’ambiente non tornerà mai più bello come prima?
«Perché l’habitat sottomarino è stato massacrato. La bonifica dovrebbe servire a ricostruire i fondali con un investimento forse di 85 milioni di dollari, secondo le informazioni ufficiali. Ma Costa non ci dice molto. E comunque, noi come ente pubblico non entriamo nel merito di un appalto privato».
L’appalto sarà pure privato, ma i fondali e il mare sono un bene collettivo.
«Certo. Eppure la bonifica è iniziata con tre mesi di ritardo rispetto ai tempi che ci erano stati indicati. È partita il 25 dicembre, doveva essere avviata a settembre. Problemi di appalto, ma non sono i soli».
Quali altri problemi ci sono con la bonifica ambientale?
«La questione delle piattaforme. Non sappiamo che cosa succede».
Si riferisce alle piattaforme che hanno costituito il fondale stabile su cui poggiare la Concordia?
«Mi riferisco alle piattaforme su cui ha poggiato il relitto sdraiato sopra un letto di malta cementizia per oltre due anni. Il ministero dell’Ambiente ha imposto che venissero rimosse perché il fondale tornasse a essere quello che era prima del naufragio; su questo si è espressa anche l’Avvocatora dello Stato e in questa direzione vanno anche direttive comunitarie».
Allora la questione è risolta.
«Il consiglio comunale del Giglio si è espresso per il mantenimento. Dal mio punto di vista mi sto ponendo alcuni quesiti sulla base delle informazioni tecniche che abbiamo: le piattaforme sono state realizzate per durare 20 anni sui fondali; infatti l’università la Sapienza ha già individuato uno spessore di 1,5 centimetri di ruggine. Fra 20 anni chi effettuerà la manutenzione e la messa in sicurezza? Sono domande che ci dobbiamo porre perché oggi non vogliamo compiere salti nel vuoto per conto dei cittadini».
Lei capisce che il ripristino ambientale non ha solo un valore fine a se stesso. Ha un valore anche nell’economia dell’isola. Com’è andato il turismo dopo la partenza della Concordia?
«Non abbiamo ancora dati precisi. Abbiamo avuto timidi segnali di ripresa anche se le migliori stagioni sono quelle che si possono programmare».
Però si è fatto un gran parlare dei profitti che la Concordia ha portato al Giglio.
«Quello che posso dire con certezza è che chi viveva di turismo fidelizzato nei tre anni di convivenza con la Concordia lo ha perduto, si è andato ad accasare altrove in attesa di tempi migliori. Del resto la nave è rimasta ancorata in una delle più belle zone sia per la balneazione che per le immersioni. La nostra è una nautica da diporto: barche a vela e motoscafi, non rimorchiatori».
Neppure dopo la partenza della nave, i turisti sono tornati?
«Sembra che in agosto sia andata un po’ meglio, ma servono dati e non sensazioni. Ancora non ce li abbiamo. E non ci possiamo basare sulle impressioni visive delle persone sbarcate dai traghetti. Quello che so per certo è che dovremo lavorare molto per disgiungere il binomio isola del Giglio-tragedia della Concordia».
E come pensate di lavorarci?
«Con l’aiuto della Regione. Abbiamo un protocollo di intesa per il rilancio del turismo e dell’isola, partendo dalla promozione e da alcuni progetti. A breve il presidente Enrico Rossi farà annunci importanti in questo senso».
Scusi lo scetticismo, ma di questo si parla da ottobre. Siamo a metà gennaio. La promozione dovrebbe essere già impostata, i soldi stanziati per la prossima stagione.
«Il lavoro è iniziato a ottobre, con Toscana promozione la società della Regione creata per questo. Abbiamo in programma iniziative di promozione dell’isola attraverso anche i prodotti del territorio, dal vino in là, visto che l’enogastronomia è un altro punto di forza del Giglio. Ci sarà un’iniziativa importante in una capitale europea. Fra marzo e aprile l’attività sarà intensificata e la stagione sarà appena alle porte».
VIDEO / 12 GENNAIO 2012 - #NOINONDIMENTICHIAMO
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