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Verusio: «Non ce l’ho con Schettino»

Pierluigi Sposato
Il procuratore capo Francesco Verusio (foto Bf)
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Il procuratore capo Francesco Verusio (foto Bf)

Il procuratore capo lascia la magistratura per raggiunti limiti di età e non vedrà la conclusione del processo

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GROSSETO. Dottor Verusio, ma lei ce l'ha con Francesco Schettino?

«No, non ce l'ho con lui. Schettino è un imputato come gli altri. E' una persona che ha commesso dei gravi errori…». E poi Francesco Verusio si ferma. E nel silenzio sono riassunte tutte le considerazioni che il capo della Procura grossetana, in procinto di andare in pensione, ha espresso nel corso dei tre anni dal naufragio della Concordia, 13 gennaio 2012, una data purtroppo indelebile per tutti. E cioè che dagli uffici di via Monterosa si sarebbero attesi un'ammissione di responsabilità anche dal comandante, come avvenuto per il resto degli ufficiali indagati, e non il voler prendere le distanze.

Verusio non vedrà la conclusione del processo Concordia. Il 16 gennaio compie 75 anni - è nato a Benevento - e il giorno dopo deve lasciare la magistratura e non solo la direzione dell'ufficio grossetano. «Sono nell'amministrazione da 50 anni», aggiunge. Era il 27 dicembre 1965 quando Verusio prendeva servizio. Prima sostituto a Torino, poi pretore a Roma, poi sostituto a Cassino, quindi consigliere pretore ancora a Roma, presidente della sezione penale sempre nella capitale, dove è stato anche procuratore aggiunto prima di arrivare a Grosseto, nel dicembre 2008.

Mai avrebbe immaginato che…

«E certo che nessuno l'avrebbe immaginato! Credevo di essere arrivato in un posto tranquillo». Sì, c'è stata l'istituzione della task force Codice rosa, il gruppo di lavoro anti-abusi edilizi, i casi di omicidio, tanti altri episodi. Ma Verusio in Maremma ha fatto soprattutto binomio con Concordia. La fine della carriera gli ha riservato un'esperienza unica, un evento unico, un'indagine unica. «Ho avuto la fortuna di incontrare un gruppo di magistrati straordinari, che mi ha dato un aiuto incredibile. Un gruppo molto unito, una sinergia incredibile».

Il procuratore misura le parole cercando il conforto dell'immancabile pacchetto di sigarette, appoggiato sulla scrivania dell’ufficio di via Monterosa. Ma Verusio si astiene dall'accenderla, anche se si vede che la tentazione è forte. «Si sono messi insieme con tanta passione e professionalità. Abbiamo portato a termine un'indagine incredibile in pochissimo tempo. Grazie non soltanto ai tre colleghi che ci hanno lavorato ma anche a chi si è sobbarcato il loro lavoro».

Come le era venuta in mente l'idea del pool?

«Mah, Stefano Pizza era di turno, ho preso poi i due colleghi più anziani, Maria Navarro e Alessandro Leopizzi. E si è creato un rapporto straordinario. Senza limiti di orario e con l'aiuto preziosissimo dei carabinieri e della capitaneria di porto, così come di Gregorio De Falco. Mai capitata una cosa del genere. Abbiamo dovuto tutti imparare tante cose: c'è stato bisogno di applicare la professionalità a una normativa nuova. Il codice della navigazione, anche qui in Maremma, è violato magari per occupazioni abusive del demanio, per qualche caso di affondamento di natanti. Ma così…»

La notte del 13 gennaio…

«C'erano tutte le forze di polizia, c'era tutta la polizia giudiziaria della Procura per interrogare tutti gli ufficiali, c'erano tutti e sette i sostituti. Un lavoro enorme».

Di cui non vedrà la conclusione

«Il cruccio c'è. Dispiace di non poter vedere la fine di questo processo. Ci sarò, ma da spettatore. Seguirò la requisitoria dei colleghi».

E dal 17?

«Farò il nonno, ho sei nipoti. Non mi so ancora prefigurare cosa avverrà. Per cinquanta anni mi sono alzato tutte le mattine, scegliendo la cravatta, l'abito, la camicia, sapendo che dovevo andare in ufficio a fare un lavoro. Dal 17 non avrò più un lavoro da fare. Vedrò…»"

Il posto per il nuovo procuratore è già stato messo a bando. Tra i concorrenti c'è l'ex sostituto grossetano Fabio Maria Gliozzi, adesso a Siena dopo aver retto la Procura di Montepulciano fino alla chiusura. E poi altri magistrati, molti dei quali - come capita sempre - attualmente in servizio a Roma.

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