Il Tirreno

Grosseto

un addetto ai lavori

«Quella volta che fermai in tempo una signora malata»

Gabriele Baldanzi
Bruno Cresti della palestra Mensana
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Bruno Cresti della palestra Mensana

Dopo la tragedia di Alessandro Lesi, morto dopo un allenamento in palestra, parla Bruno Cresti (Mensana): "Il certificato non è previsto, ma una visita è consigliabile"

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GROSSETO. Bruno Cresti è il titolare di una delle palestre più frequentate della città, la Mensana, in piazza Ponchielli, a due passi dal centro. Da oltre 20 anni opera a Grosseto nel settore del fitness. E' sinceramente dispiaciuto, rattristato, per quanto accaduto alla Life.

«Da quando ho saputo non ho smesso neppure per un minuto di pensare a questa disgrazia, a questo sfortunato ragazzo, ma anche a chi la palestra l'ha realizzata e la gestisce. Drammi così, purtroppo, possono accadere e lasciano strascichi. E non è facile neanche commentare. Posso dire che, da operatore, mi sento vicino al titolare. Non lo conosco, ma immagino lo stato d'animo».

Cosa serve per fare attività in una palestra?

«Dal 2003, o forse 2004, non occorre più il certificato medico per frequentare palestre, piscine o comunque per svolgere qualsiasi tipo di attività considerata ludico motoria e ricreativa. Lo stabilisce la legge regionale 35».

Cosa si intende per attività ludico-motoria e ricreativa?

«Sono quelle attività aerobiche che svolgiamo singolarmente o in gruppo, senza mai mutarne la natura da motoria e ricreativa in sportiva. Spesso nelle palestre, contrariamente a quanto si può pensare, si fanno attività meno impegnative dal punto di vista fisico rispetto a quelle svolte fuori. Penso a chi fa jogging, ciclismo o gioca a calcetto con gli amici una volta a settimana. E come in questi casi ciascuno si assume la responsabilità di autocertificare la propria idoneità».

Quindi voi non chiedete il certificato.

«Noi chiediamo il certificato solo a chi frequenta l'area benessere. In ogni caso consigliamo sempre di consultare il proprio medico per valutare l'opportunità di compiere un’attività fisica fermo restando che il certificato non è obbligatorio. In passato, fino al 2003, avevamo un medico che il pomeriggio, qui in palestra, visitava, faceva l'elettrocardiogramma e rilasciava il certificato di buona salute».

Lo spinning si dice che sia un'attività particolarmente stressante per il cuore…

«Non conosco i dettagli sulla disgrazia accaduta alla Life. Non so se questo ragazzo stesse praticando spinning o altro. Da noi, però, anche lo spinning lo si fa in modo soft, con cognizione. Abbiamo sempre cercato di non confonderlo con il ciclismo. E anche in sala pesi non si trovano culturisti, bodybuilder. Il messaggio che voglio far passare è che le palestre (a Grosseto sono una quindicina - ndr) sono luoghi tutt’altro che rischiosi e il livello di preparazione/formazione di chi istruisce e controlla è alto».

Avete mai avuto controlli da parte delle forze dell'ordine?

«Ripeto: la realtà grossetana, per quanto riguarda le palestre, non è competitiva come in altre città. Non gira robaccia. L'approccio al fitness è spesso familiare, ludico. Noi abbiamo avuto un controllo dei carabinieri una diecina di anni fa proprio sui certificati di buona salute. Eravamo in regola, come del resto lo siamo adesso».

È mai capitato nella sua palestra un dramma come quello accaduto alla Life?

«Siamo stati sempre fortunati, diciamo così. Qualche anno fa una signora avvertì un problema, c’era il medico, la visitò e scoprì che aveva un’importante cardiopatia. Ci spaventammo ma ci fu il lieto fine. La fermammo subito. Poi fu operata e tutt’ora passa a salutarci per ringraziare».

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