Lieto fine in Cile per la disavventura di Matteo Casuccio
Il racconto del pilota follonichese impegnato nella Dakar e finito nei guai per essere entrato in un’area archeologica
BUENOS AIRES. Un giorno di riposo quanto mai necessario per Matteo Casuccio e gli altri piloti rimasti in gara nella Dakar 2015. Sono ancora in 110 fra le moto, sui 160 partiti da Buenos Aires, con il centauro follonichese che da due giorni è entrato fra i primi 100, esattamente 94° in 36 ore, 39 minuti e 52 secondi, a quindici ore di distacco dal leader Barreda Bort. Ma in queste ore il pensiero del pilota del Golfo è andato alla disavventura di due giorni fa, il fuoripista che l’ha portato assieme ad un collega olandese su un sito archeologico cileno con conseguente fermo, interrogatorio e ritorno in libertà dopo i chiarimenti rilasciati alle autorità.
Dentro il sito archeologico senza intenzione
«Non c’è stata nessuna intenzionalità in quanto successo – spiega Casuccio ricostruendo l’accaduto – e non è stato neanche un errore di navigazione. In un tratto dove erano installate le segnalazioni, la carreggiata era ad una sola corsia, in mezzo alle delimitazioni poteva passare solamente o una moto o una macchina. Eravamo a fine giornata con i primi piloti della categoria auto che ci stavano raggiungendo, loro vanno forte e non si fermano; abbiamo un segnalatore sul manubrio che ci indica l’arrivo delle auto e ci obbliga a lasciare loro strada ed io l’ho fatto nel più breve tempo possibile, in mezzo alla polvere, attraversando le bande gialle di delimitazione del percorso per qualche metro. I siti archeologici qua non sono come il Colosseo – spiega ancora Casuccio – si parla di qualche pietra in un oceano di pietre, non riconoscibili e per questo segnalate; quando però devi decidere in pochi secondi della tua sicurezza, perché di questo si è trattato, possono succedere situazioni come queste che mi hanno portato ad attraversare le bande che segnalano il percorso e finire nel sito archeologico».
Manovra per questioni di sicurezza
Una questione di sicurezza quindi, che però non ha risparmiato a Casuccio una fine giornata tutt’altro che piacevole in una stazione di polizia. E dalle reazioni dei media locali, decisamente poco compiacenti. «C’è un po’ di strumentalizzazione in queste ore dietro a quanto successo – continua Casuccio – la cosa mi fa sorridere, alla fine non c’è stato nessun arresto anche se qua ci tengono alla forma e soprattutto a far pesare agli organizzatori della Dakar le proprie necessità».
Si riparte l'11 gennaio
Un giorno di riposo che Casuccio ha cercato di passare senza pensare all’accaduto, anche perché la pesantezza del raid necessitava di ben altro relax. «Ci voleva, la stanchezza iniziava a farsi sentire – conclude Matteo – sei tappe le abbiamo fatte, una Dakar durissima come non immaginavo, purtroppo da casa non capisci bene quello che poi dovrai affrontare. E’ un gioco di equilibri, andando con i miei ritmi non hai possibilità di errore e se ti succede qualcosa rischi di non arrivare in tempo al campo base notturno. Comunque sono ad Iquique, era importante arrivarci, sono contentissimo e ringrazio tutti dei messaggi di sostegno».
Il raid riparte l’11 gennaio con la settima tappa da Iquique in Cile ad Uyuni in Bolivia, 390 chilometri di trasferimento e 321 di speciale; Matteo partirà dal 94° posto, attorno alle 6,30 del mattino, l’arrivo dei primi è previsto per le 14,50, metà pomeriggio per Casuccio (ora boliviana, in Italia +4).
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