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Chiesto il fallimento di Isotech «Dipendenti senza stipendio»

Chiesto il fallimento di Isotech «Dipendenti senza stipendio»

CALDANA. Hanno atteso, hanno sperato, poi si sono messi nelle mani dell’avvocato. E sei dei dipendenti della Isotech Ambiente - ex Caldana srl - hanno presentato un’istanza di fallimento nei...

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CALDANA. Hanno atteso, hanno sperato, poi si sono messi nelle mani dell’avvocato. E sei dei dipendenti della Isotech Ambiente - ex Caldana srl - hanno presentato un’istanza di fallimento nei confronti della società che li avrebbe dovuto far lavorare e pagare.

Lavoro e stipendi, per la verità, sono arrivati ma in quantità limitata. Poi i soldi non sono stati più riscossi e i contratti a tempo determinato con la ditta che si occupava di produzione di manufatti in cemento sono nel frattempo scaduti. E i dipendenti, che hanno un’età tra i 35 e i 40 anni, tutti con moglie e figli, dopo aver atteso che la situazione si normalizzasse, hanno promosso un’azione giudiziaria con lo scopo di veder riconosciuti quelli che ritengono essere i loro diritti sacrosanti.

Ieri, davanti al giudice della sezione fallimentare del Tribunale di Siena (la Isotech ha sede nella città del Palio), si è tenuta la prima udienza, cui hanno partecipato anche altri creditori, tra cui fornitori e altri dipendenti. Isotech, che in udienza era rappresentata dall’avvocato Sergio Frediani, ha garantito che il pagamento degli stipendi avverrà a breve. E per questo motivo il giudice ha aggiornato l’udienza al 2 febbraio: in ballo ci sono circa 40mila euro, per quanto riguarda i soli sei dipendenti.

Dice l’avvocato Silvia Muratori, che tutela questi ultimi: «Confidiamo che l’azione vada a buon fine e che ai dipendenti vengano pagatele loro spettanze. Diversamente, dovremo rimetterci alle decisioni che il giudice prenderà. Dobbiamo aspettare». I dipendenti - soltanto alcuni dei quali hanno trovato un nuovo lavoro - hanno intrapreso questa strada ritenendo che vi siano i presupposti per la dichiarazione di fallimento, e per far attivare le procedure Inps per il pagamento del Tfr.

Tutta la vicenda nasce con la crisi di Consorzio Etruria, di cui i lavoratori erano soci. Successivamente i dipendenti della casa madre erano stati trasferiti a società satellite, con le rassicurazioni del caso. Ma le cose non erano andate come gli operai auspicavano e la Caldana srl, così si chiamava la società creata (sede nella zona artigianale delle Basse), era andata in difficoltà, rischiando il fallimento: era stata presentata un’apposita istanza. Ma prima che la procedura fosse completata era intervenuta la Isotech, che si era impegnata a saldare i debiti. Fallimento evitato, concordato aperto: tutti gli operai (una quindicina) assunti, garanzie su posti di lavoro e sul lavoro stesso. Ma nulla di concreto era avvenuto: lavoro sempre meno, stipendi poi finiti. Ormai un paio di anni fa, erano state promosse azioni esecutive e ingiunzioni finalizzate all’ottenimento degli stipendi, alcune delle quali erano state accolte.

Pierluigi Sposato

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