Il Tirreno

Grosseto

Gavorrano Idea, atto finale Casini sarà il liquidatore

di Alfredo Faetti

Avviate le procedure per chiudere la partecipata che si occupava di cultura Il rebus della riassegnazione delle funzioni in seno all’organico comunale

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GAVORRANO. Chiuso il laboratorio, ci sono da sistemare le sue ceneri. I libri contabili, prima di tutto. Ma anche le funzioni che gli facevano capo, come quella di perno per le attività culturali. Insomma, c’è da riorganizzare un bel po’ di materie nel Comune minerario dopo la chiusura di Gavorrano Idea, la partecipata nata nel 2006 per essere il punto di contatto tra amministrazioni e mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport e chiusa nell’ultimo consiglio comunale per via delle scarse risorse a disposizione per tenerla in piedi.

La giunta ha già provveduto a nominare un commissario liquidatore per chiudere tutte le pratiche ancora aperte, mentre sembra più spinosa la questione dell’assegnazione delle funzioni. Sono iter consueti, in questi casi. Un’istituzione viene chiusa, arriva una figura professionale che la traghetta verso l’oblio e intanto si cerca di redistribuire i compiti che portava avanti. Per la prima parte non c’è voluto molto a scegliere il nome giusto per fare da commissario liquidatore a Gavorrano Idea: si tratta di Alessandra Casini, già direttrice del laboratorio, direttrice del geoparco Unesco e profonda conoscitrice delle vicende e della realtà mineraria. Come si legge negli atti amministrativi, la giunta ha ritenuto «opportuno affidare tale incarico ad una delle due figure di responsabilità già aventi svolto un ruolo nell’Istituzione». A lei viene affidato il compito di riunire le due figure alla guida dell’istituzione scomparsa (ossia quella del direttore e del responsabile economico finanziario) in vista del completamento delle procedure aperte dell’istituzione e la formazione dello stato attivo e passivo, così da stilare una relazione e portarla al vaglio del consiglio comunale.

Più complicata invece la riassegnazione di quelle materie che facevano capo a Gavorrano Idea, che si declinavano in due figure professionali, un istruttore amministrativo e un istruttore nell’ambito culturale archeologico; ne resterà soltanto uno dopo la chiusura. Un bel problema, perché in municipio non c’è nessun altro che possa ricoprire questi incarichi. Così la decisione dell’amministrazione è stata quasi conseguenziale, mettendo tutto sulle spalle di quest’unico addetto che rimarrà in servizio. Una soluzione temporanea, in vista anche «del piano triennale delle assunzioni in fase di predisposizione». Ossia, quello strumento attraverso cui gli enti pubblici vanno alla ricerca di lavoratori di vario titolo da assumere. Bene non farci la bocca, ma in questo senso non è da escludere che il Comune di Gavorrano possa creare un posto di lavoro nei prossimi mesi.

Saranno questi gli ultimi segni lasciati dal laboratorio che continua a far discutere anche dopo la sua chiusura. C’è il centrosinistra guidato dal Pd che ne ha sempre difeso la validità, anche durante il consiglio in cui l’istituzione è stata chiusa. «Una scelta dolorosa» l’ha definita ad esempio il sindaco Elisabetta Iacomelli. «Grazie a Gavorrano Idea siamo riusciti ad avere una gestione diretta dei servizi culturali, per il nostro comune era sicuramente importante» le ha fatto eco l’ormai ex presidente del laboratorio, Giuseppe De Biase. E poi c’è il centrosinistra targato Sel, che questa chiusura la chiedeva da tempo. «Ritenevamo l’istituzione inutile e costosa, tant’è che anche la maggioranza ci ha dato ragione nell’ultimo consiglio chiudendola» hanno scritto nell’ultima nota.

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