Il Tirreno

Grosseto

Finte case vacanza, partono le confische

di Emilio Guariglia
Finte case vacanza, partono le confische

Sentenza in giudicato, il Comune avvia l’iter per acquisire “I Girasoli” mentre si attende l’esito del caso Il Castiglione

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GROSSETO. Sembra passato un secolo da quei giorni turbolenti: blitz quasi quotidiani, sigilli, denunce, prime pagine di cronaca. Erano i giorni dello scandalo “case vacanza”, le famigerate case albergo (cav) e residenze turistico alberghiere (rta) che nei primi anni del terzo millennio a Grosseto spuntavano come funghi. Sulla carta strutture ricettive, ma di fatto – secondo la magistratura – veri e propri complessi residenziali che venivano costruiti con tutte le facilitazioni previste per le attività turistiche e poi frazionate in appartamenti venduti come normali case di proprietà.

I sequestri per il reato di lottizzazione abusiva, in quel periodo, furono decine. Poi tutto si trasferì nelle aule dei tribunali e, assopita sotto le scartoffie dei procedimenti penali, la bufera fu dimenticata in fretta.

Non certo però da chi, di quella disgraziata stagione, porta ancora i segni e le ferite sanguinanti. Costruttori e acquirenti, centinaia di persone (e di famiglie) che nel giochino delle “finte case vacanza” ci hanno perso chi l’azienda chi i risparmi di una vita. Qualcuno fregato dalla propria consapevole voglia di fare il furbo, altri forse da un mix di ingenuità e bisogno. Tutti certamente “aiutati” a sbagliare da una legge regionale non esattamente chiarissima e da qualche amministratore pubblico molto facilone nell’assicurare che la faccenda si sarebbe risolta.

Tutto questo accadeva fra il 2000 e il 2006, una dozzina di anni fa. E a ricordare agli smemorati come quella storia sia tutt’altro che morta e sepolta, ora arrivano i conti. E sono conti salatissimi.

È infatti freschissima, firmata nella seduta del 30 dicembre 2014, la delibera della giunta comunale di Grosseto che avvia la prima procedura ufficiale di confisca di una casa albergo vacanza. Si tratta della cav “I Girasoli”, edificata ai tempi d’oro d’inizio millennio dalla Gs Costruzioni in via Marrucheto, località Pollino, nella campagna tra il capoluogo e Castiglione. Una villettina con tre appartamenti che dovevano essere affittati ai turisti e che invece, accertò l’autorità giudiziaria, furono venduti come case di residenza.

Dalla prima sentenza del 2007 alla definitiva pronuncia della Cassazione (2009), tre gradi di giudizio hanno confermato la tesi accusatoria, sancendo la condanna della rappresentante legale dell’azienda e ordinando la confisca della struttura con acquisizione al patrimonio pubblico. Ora, dopo cinque anni, il Comune decide di dare seguito all’ordine dei giudici, che “dà indirizzo” agli uffici competenti di procedere con la confisca di terreno e fabbricato.

Perché cinque anni di attesa? Certamente perché in Italia la burocrazia non corre. Ma forse anche per una scelta politica di aspettare fino all’ultimo soluzioni alternative.

Il problema infatti è molto serio e tutt’altro che isolato. Lo stesso ordine di confisca pende anche su altre due vicende analoghe (il Castiglione e la cav Canova), per ulteriori 43 unità abitative. Acquisire le strutture, dai Girasoli al Castiglione, significa dunque dover sgomberare almeno 46 appartamenti dalle famiglie che li abitano o che pur non avendoci mai messo piede le hanno comunque pagate, e non due lire. Insomma, specie in tempi di crisi come quello attuale, significherebbe aggiungere disagio sociale a disagio, aumentando di fatto la piaga dell’emergenza alloggi. Anche perché, ed è cosa nota, chi – furbescamente o in buona fede – comprava a suo tempo questo genere di oggetti lo faceva perché costavano molto meno delle case “normali” che in quegli anni viaggiavano verso le stelle dentro la bolla della speculazione immobiliare e dei mutui facili.

Proprio per uscire da questa morsa la giunta Bonifazi qualche tempo fa cercò di introdurre una sanatoria nel regolamento urbanistico, che consentisse a costruttori e acquirenti di cambiare – pagando una penale e gli oneri corretti – la destinazione d’uso da turistica a residenziale. Una soluzione però bocciata dalla Provincia, che (nel Ptc) consentì di applicarla solo per il costruito in ambito urbano e non per quello realizzato su terreni agricoli.

Dunque al Comune non resta che confiscare le strutture: subito I Girasoli, primo caso con sentenza definitiva, e poi Castiglione e Canova, qualora gli iter processuali (tuttora in corso) avessero lo stesso esito.

«Impossibile fare diversamente», commenta il sindaco Emilio Bonifazi. «La decisione è nella legge. Stiamo studiando un percorso per trovare una destinazione sociale davvero utile a questo edificio. Ma in nessun modo potremo dare sostegno a chi ha acquistato gli appartamenti e ora se li vede portare via».

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