Il Tirreno

Grosseto

Autostrada, lo strano valzer dei ricorsi

di Francesca Ferri
Autostrada, lo strano valzer dei ricorsi

La Provincia insiste nella battaglia legale, nonostante il suo presidente Bonifazi abbia espresso dubbi sull’utilità dell’opera

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GROSSETO. Prima l’acceleratore premuto sul progetto dell’autostrada. Poi la marcia indietro: più ragionevole rinunciare alla Tirrenica e mettere semplicemente in sicurezza l’Aurelia. Poi però, dopo un bel rifornimento di intimazioni politiche, una vera e propria inversione a U: dell’autostrada non solo si deve ritornare a parlare ma sul tracciato prescelto dalla Sat e approvato dal Cipe si vuole di nuovo avere voce in capitolo. Nonostante non sia chiaro che voce un ente pubblico ormai svuotato di molte sue funzioni, quale è la Provincia, possa avere.

Se l’autostrada è, tra le vie di comunicazione, quella più dritta e veloce da percorrere, nel Grossetano diventa questione più contorta di un labirinto. Soprattutto nel passaggio dalla vecchia amministrazione provinciale di Leonardo Marras a quella attuale di Emilio Bonifazi: stesso partito, il Pd, stessa istituzione, la Provincia, ma idee diverse sulla Tirrenica. O forse no.

Marras, com’è noto, è sempre stato un fan dell’autostrada, mentre Bonifazi ha da subito avuto un atteggiamento più prudente su questa infrastruttura. È destinata dunque a far discutere la decisione di ricorrere in appello al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar, datata 22 settembre 2014, di bocciare il ricorso presentato dalla stessa Provincia nel 2013.

In questo ricorso, com’è noto, Palazzo Aldobrandeschi chiedeva l’annullamento della delibera con cui il Cipe approvava il progetto definitivo dell’autostrada. Contestava cioè l’intero tracciato, da San Pietro in Palazzi (Cecina) a Tarquinia, in particolare il lotto 5 A, cioè i 14,43 chilometri che vanno da Capalbio nord allo svincolo di Ansedonia. Per questo tratto il vecchio progetto prevedeva un tracciato parallelo all’Aurelia; quello nuovo invece prevede la sovrapposizione all’attuale tracciato, con una soluzione certamente meno impattante.

Ora, a metà dicembre in una conferenza stampa congiunta con i Comuni di Orbetello e di Capalbio Bonifazi spiegò che la decisione di fare appello al Consiglio di Stato era stata presa per porre fine al «giochino fatto di rimpalli di responsabilità e di progetti irrealizzabili che vanno sempre a ricadere sulle spalle dei cittadini». E che «se alla fine è sempre di soldi pubblici che si parla se ne parli almeno per mettere in sicurezza una strada che è pubblica».

Insomma, quello di Bonifazi fu interpretato come un dietrofront sul progetto dell’autostrada.

In questi giorni, però, l’istanza di appello ha fatto il suo corso, è stata notificata ai soggetti interessati – comuni, Sat, Regione – e il testo è finalmente accessibile. E cosa vi si trova scritto?

Esattamente – ma non è una sorpresa – quello che la Provincia contestava due anni fa e cioè che il progetto definitivo proposto da Sat per il corridoio tirrenico, approvato dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) e in particolare il tracciato nel comune di Capalbio (lotto 5 A) avrebbe prodotto danni al territorio, che mancava il nodo del tracciato 5 B (quello tra Fonteblanda e Ansedonia), che c’era un disequilibrio del piano finanziario.

Esattamente, e questa però è una sorpresa, le stesse ragioni che l’ex presidente della Provincia, Marras, aveva addotto nel febbraio 2013 a ragione del ricorso al Tar «perché – disse in quell’occasione – vogliamo che il Corridoio Tirrenico sia completato tenendo conto delle esigenze di questo territorio».

Insomma, due anni fa si chiedeva l’annullamento del progetto per «completare l’autostrada tenendo conto delle esigenze del territorio»; oggi si ripresenta lo stesso ricorso (bocciato dal Tar) «per mettere in sicurezza l’Aurelia».

A premere per fare appello al Consiglio di Stato è stato, nei mesi scorsi, l’ex vicepresidente della Provincia, Marco Sabatini (Sel), che a novembre lanciò un messaggio pubblico a Bonifazi: non fare ricorso contro il progetto della Sat avrebbe significato, disse, volersi «abbassare di fronte agli interessi di Sat».

Quale che sarà il risultato, resta da capire che ruolo potrà avere in futuro nella decisione sull’autostrada un’ente pubblico – la Provincia – che è stato praticamente cancellato. Per il momento l’unica cosa certa è che si sono spesi 3.000 euro di soldi pubblici. Che saranno pure pochi, come disse nella stessa occasione Sabatini, ma intanto li pagano i cittadini.

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