Italia
Processo Schettino, ultime udienze a rischio
Uno dei giudici è ricoverato e il calendario della parte finale potrebbe slittare
GROSSETO. L'improvviso ricovero in ospedale di uno dei tre giudici che compongono il collegio che sta giudicando Francesco Schettino per il naufragio della Concordia mette a rischio il calendario della parte finale del procedimento, in corso al teatro Moderno.
Il ricovero, che risale alle ultime ore, e la conseguente ipotizzabile necessità di un periodo di convalescenza - che sembra possa protrarsi per un paio di settimane - arrivano a ridosso delle due udienze in cui saranno sentiti i quattro testimoni citati dalla difesa (12 e 13 gennaio) e soprattutto delle due settimane di udienza non-stop (dal 19 al 24 e dal 26 al 31) in cui si devono articolare le conclusioni: quelle dei tre pubblici ministeri Navarro, Leopizzi e Pizza, quelle degli avvocati di parte civile e quelle dei difensori del comandante, Pepe e Laino.
A breve, il Tribunale di Grosseto prenderà una decisione sul calendario della parte finale del procedimento, che finora si è sviluppato in 56 udienze. Una decisione che potrebbe intervenire sui tempi di preparazione dei singoli che stanno preparando l’atto conclusivo del processo.
Se invece tutto potrà procedere come da calendario, a partire da lunedì prossimo saranno sentiti i quattro testimoni della difesa. Tra loro c'è il capitano di vascello Leopoldo Manna, il comandante della centrale operativa della Capitaneria di Roma dalla quale il comandante fu contattato durante la notte del naufragio. Ci sarà Katia Kevanian, capo receptionist sulla Concordia, che all'epoca - su Facebook - negò che il comandante avesse abbandonato la nave. Si era imbarcata il 13 gennaio per sostituire una collega: «Vorrei poter rispondere alla marea di idiozie e falsità che sono state dette - scriveva Kevanian - Per il momento ne dico solo una poi, quando potrò, scriverò di più. Abbiamo evacuato, al buio, con la nave piegata su un fianco 4000 persone in meno di due ore! Gli incompetenti non sono in grado di fare questo. Non è vero che il comandante è sceso per primo, io ero sull'ultima lancia, e lui è rimasto attaccato alla ringhiera al ponte 3, mentre la nave affondava». Poi sarà la volta di Dennis Christopher Vaity, capo della security di bordo della Concordia (chiamato a riferire sulla rottura degli oblò cui seguì l'inclinazione finale della nave). E infine di Agnello Fiorentino, il comandante del traghetto Aegilium, il mezzo che aveva prestato soccorso raccogliendo i naufraghi presi a bordo dalle vedette di capitaneria e finanza.
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