Sicurezza
Patto di stabilità, siamo ai conteggi finali
Giornate frenetiche a palazzo Aldobrandeschi per capire se verrà rispettato o meno: la risposta sarà tra qualche giorno
GROSSETO. Emilio Bonifazi, presidente della Provincia di Grosseto, non ha mai nascosto le difficoltà nel gestire la fase attuale che si sta vivendo a palazzo Aldobrandeschi: i conti che non tornano, il personale in esubero rispetto alle future ridotte mansioni, la certezza, ormai, di non poter più garantire opere e servizi come in passato.
Cinque, secondo la legge Del Rio, saranno in futuro i settori di competenza dell'ente: manutenzione delle strade provinciali, che in Maremma assommano a 1.835 chilometri; edilizia e dimensionamento scolastico (con 45 plessi complessivi); ambiente; urbanistica e pari opportunità.
In questi giorni la ragioneria sta lavorando sulle partite attive e passive, per capire come e se verrà rispettato il Patto di Stabilità. Giornate complicate. Anche ieri Bonifazi e il direttore Ubaldino erano a Firenze perché - tra i trasferimenti in entrata - il dovuto più significativo risulta all’oggi quello della Regione Toscana.
«Il 14 ottobre, quando sono stato eletto - ripete Bonifazi - l’ente era sotto di 10 milioni rispetto al patto di stabilità. A fine novembre eravamo a -5,5 milioni, poi il passivo è sceso a 2,5. Avevo detto che la possibilità di sforare il patto (per una cifra tra 1 e 2 milioni) era concreta. Al momento non saprei dire se ce l’abbiamo fatta a stare dentro oppure no. Il riequilibrio di bilancio, a fine settembre, aveva tracciato un percorso. Negli ultimi mesi ci siamo praticamente congelati: niente più pagamenti ai fornitori, nessun nuovo investimento o programmazione di opere; e, di pari passo un costante lavoro di recupero delle partite attive nei confronti di Comuni, Regione e Stato. Ora stiamo facendo i conti e a fine settimana, forse all'inizio della prossima, sapremo se tutti questi sacrifici saranno serviti…».
Questa manovra di progressivo rientro era cominciata con la delibera di riequilibrio del 29 settembre 2014 a firma di Leonardo Marras (una procedura analoga al 2013, quando a luglio la Provincia era addirittura sotto di 12 milioni).
Poi, nelle ultime settimane, il presidente Bonifazi e la ragioneria hanno lavorato a ritmo serrato arrivando a grattare il fondo del barile. All’albo pretorio, il 29, 30 e 31 dicembre spiccano diverse determine con la dicitura “provvedimenti urgenti per il rispetto del Patto di Stabilità”.
Per un problema tecnico non sono state caricate. «Si tratta - spiega il direttore Emilio Ubaldino - di alcuni impegni annullati o limati». Di più non è dato sapere. Le ultime sforbiciate pare abbiano riguardato le spese per il personale e molti acquisti non ancora fatturati. Il dettaglio lo si conoscerà molto presto, sperando che tutto questo sia bastato.
Il problema non sono i tagli. In realtà il decreto-legge 66/2014 e la Legge di Stabilità per quanto riguarda le Province non tagliano nulla. Al contrario, impongono alla Provincia di versare allo Stato cifre crescenti (in totale 1.380 milioni nel 2015, 2.380 nel 2016 e 3.380 milioni nel 2017). Pertanto, fermi restando l’imposizione fiscale e le altre entrate, la Provincia di Grosseto non potrà più utilizzare le sue risorse nei servizi e per i costi generali ma, a regime, utilizzare il 45% della cassa per girarlo allo Stato. In dettaglio si tratta di 2,5 milioni versati a settembre 2014, 6,6 milioni nel 2015, 12 milioni nel 2016 e 18 milioni nel 2017.
Squilibri di bilancio sono quindi dietro l’angolo e hanno portato già nel 2014 moltissime Province a violare il patto di stabilità, con il rischio concreto di un dissesto finanziario nel corso di quest’anno o nel 2016. Ma a questo punto c’è chi si domanda quale senso possano avere le sanzioni (divieto di assumere, blocco dei mutui, decurtazione delle indennità degli amministratori già a costo zero) nel caso di un mancato rispetto del Patto di Stabilità. La perdita di potere delle Province è sotto gli occhi di tutti e a pagare il prezzo di queste difficoltà economiche saranno da un lato i dipendenti (che vedranno scendere o scomparire i salari accessori e i premi di produttività), dall’altra i cittadini attraverso una riduzione di opere pubbliche e servizi. Per la cronaca - fonte ufficiosa Upi - pare che 5 Province toscane su 10 non rispetteranno il Patto di Stabilità.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
