Attenzione
Ambiente, allarme siti contaminati
Nel rapporto dell’Arpat le criticità in Maremma: anche la Grosseto-Fano tra le priorità segnalate
GROSSETO. «Le principali criticità ambientali della provincia di Grosseto sono rappresentate dai siti contaminati». Parole testuali con cui si apre il capitolo dell’area sud Toscana alla voce (non citata) legata alla Maremma. È quanto contiene il Piano annuale dell’Arpat per l’anno 2015, in cui si scandiscono le attività che l’agenzia per la tutela ambientale metterà in atto nelle varie zone della regione. Nel caso grossetano, gli sforzi saranno concentrati in quei siti che ancora presentano dati di contaminazione di varie sostanze, a seconda del territorio e dell’aziende che hanno influito su esso. In quest’ottica, l’Arpat individua cinque micro-aree d’intervento: l’isola del Giglio (legata alla rimozione della Costa Concordia), la laguna d’Orbetello, la discarica delle Strillaie a Grosseto, le miniere nelle Colline Metallifere e soprattutto la piana del Casone di Scarlino. Ma sfogliando le oltre sessanta pagine del piano, possiamo aggiungere una quinta micro-area: il tracciato della Fano-Grosseto. Partiamo dal nord per analizzare quel che l’Arpat si propone di fare da qui ai prossimi dodici mesi nella nostra provincia. E partiamo da quei materiali ormai finiti al centro delle cronache perché usurate le discariche non si sa più dove metterli: i gessi rossi della Huntsman Toxide, gli scarti della produzione industriale legata al biossido di titanio. «Permarrà il forte impegno nelle attività di controllo dell’area industriale di Scarlino, che rappresenta il principale polo industriale della provincia, ed in cui sono presenti» si legge nel piano dell’agenzia, che poi va a scandire le industrie presenti da tenere sott’occhio: Nuova Solmine (produzione di acido solforico, che rientra fra le aziende a rischio di incidente rilevante), Scarlino Energia, Mar-Zinc e Tioxide Europe (biossido di titanio). È proprio riguardo a quest’ultima che Arpat sottolinea le «rilevanti problematiche relative alla destinazione degli scarti di lavorazione, fra cui in particolare i gessi rossi». Rimanendo poi nella zona della Piana scarlinese, c’è un passaggio nel capitolo area Sud che vale la pena citare, anche se non c’è nessun riferimento specifico: «Permane sia l'impegno per il controllo delle emissioni atmosferiche, anche “non AIA e non inceneritori”, specie in relazione ad aree e ad impianti dove si hanno segnalazioni di emissioni aggressive o maleodoranti, che nelle attività finalizzate a ridurre gli sversamenti abusivi (rifiuti liquidi) nella rete fognaria (nera o meteorica) di alcuni Comuni, completando, con la metodologia sperimentata in alcune situazioni, approfondimenti in alcune aree». Voci poco approfondite ma comunque inserite tra le attività principali per quest’anno sono i monitoraggi sulla laguna orbetellana, legati soprattutto alle idrovore per la raccolta delle alghe, e la discarica delle Strillaie, l’impianto grossetano dove vengono trattati i rifiuti. Ma un altro grande tema affrontato dai tecnici dell’Arpat nella lista delle cose da fare è la costruzione della Fano-Grosseto, che per il 2015 prevede la realizzazione del maxilotto 5-6-7-8. «In questo quadro le attività di controllo per il 2015 avranno fra le priorità il controllo sulle attività delle cave in esercizio e sugli impianti AIA, fra cui tutti quelli di gestione dei rifiuti, ponendo particolare attenzione ai flussi di rifiuti sia in ingresso che in uscita» si legge nel piano dell’agenzia. Infine, entriamo nei controlli di balneazione (79 i punti di controllo), che ci porta direttamente al Giglio e ai resti di quel relitto fantasma che è la Concordia. Sull’isola resteranno attivi tutti i punti di controllo aggiuntivi installati dopo il naufragio, che si accompagneranno a tutte le attività di vigilanza legate ai lavori per la rimozione del cantiere subacqueo, messo in piedi per portare via la nave.
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