Il Tirreno

Grosseto

Muore nello schianto contro un pino

di Francesca Gori
Muore nello schianto contro un pino

L’incidente sulla curva delle Marze: la vittima aveva 29 anni e faceva la catechista alla parrocchia della Beata Teresa

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MARINA DI GROSSETO. Sulla strada delle Collacchie, prima delle Marze, c’è un curvone. Sara lo sapeva, quella strada la conosceva bene, come tantissimi ragazzi di Grosseto che si spostano verso Castiglione della Pescaia. È martedì, ma è il giorno prima della festa. Sara sale in auto per tornare a casa. Da Castiglione a Grosseto sono meno di venti chilometri. È tardi, e sulla strada delle Collacchie si incrociano pochi fari e poche auto. Lei è a bordo della sua Opel Agila, diretta verso la città. Prima del chilometro 28 c’è quel curvone. Sara lo sa. Ma non sa che le gomme della sua auto cominciano a slittare e che in un attimo il buio che sta fuori dall’abitacolo entra dentro la sua utilitaria. Non sa che lì davanti c’è un pino, che quel tronco è l’ultimo ostacolo che la sua auto si trova davanti. Non sa che quell’albero la ucciderà, spegnendo per sempre il suo sorriso e i suoi sogni, quelli di tante ragazze di 29 anni che hanno passato fuori città la notte prima della Befana.

Sono le 2.55 quando l’ambulanza del 118 e i vigili del fuoco cominciano la loro folle corsa verso le Marze. L’auto a bordo della quale viaggiava la ragazza è distrutta e per terra non ci sono segni di frenata. Lo schianto è stato terribile: Sara è morta sul colpo, anche se questi nodi saranno sciolti dall’autopsia disposta dal magistrato e che potrebbe svolgersi già oggi.

Solo questi di nodi si scioglieranno. Il dolore che ha lasciato nei cuori dei suoi genitori, della mamma e del babbo, del fratello Gianluca, di tutti i parenti e gli amici che l’avevano vista crescere e diventare una donna resteranno lì, a stringere il fiato tra mille domande senza risposta.

Sara Bonsanti lavorava alla Cima infissi come segretaria dopo essersi diplomata all’istituto magistrale Rosmini. Per quattro anni aveva lasciato la Maremma e si era trasferita a Firenze. Poi con quel bagaglio di esperienze aveva deciso di tornare qua dove c’era la sua famiglia e i suoi tanti amici. Quelli coltivati dalle elementari fino a quando non è diventata grande.

La sua pagina di facebook, ieri, si è riempita di messaggi, di foto e di ricordi che hanno allontanato, mano a mano che passavano le ore, le sue ultime immagini postate da Napoli, dove aveva trascorso le vacanze di Natale in compagnia della famiglia. Sara sorride, in quelle foto scattate nel vicolo di San Gregorio Armeno, tra le statuine del presepe.

«Era una ragazza semplice, affettuosa, allo stesso tempo ribelle, come forse tanti ragazzi lo sono - dice Luca Focardi, compagno della zia di Sara - Aveva lavorato da me per un periodo, ed era una grande lavoratrice. Era una ragazza normale insomma, come lo sono i nostri figli, con momenti sereni, altri difficili, con sogni da rincorrere e delusioni alle quali abituarsi, ma con la forza di guardare avanti, di riporre fiducia nel prossimo. Non c'è mai un momento giusto per morire, ma per lei è stato davvero troppo presto».

Sono poche le parole di chi conosceva Sara, che da qualche tempo aveva anche cominciato a insegnare catechismo alla parrocchia della Beata Teresa, sotto la guida di don Angelo Portale. E sono tutte simili: quelle che si usano per raccontare una ragazza che aveva ancora tutta la vita davanti. Oggi forse si volgerà l’autopsia, dopodiché verrà decisa la data dei funerali.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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