Il Tirreno

Grosseto

«Caro ladro, basta furti Non abbiamo più niente»

di Elisabetta Giorgi
«Caro ladro, basta furti Non abbiamo più niente»

Sos in via Marmolada: da mesi è un’escalation di colpi negli appartamenti E gli abitanti esasperati si sono liberati dei gioielli vendendoli ai Compro oro

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GROSSETO. Perseguitati dai ladri, alcuni abitanti di Grosseto sono ricorsi a una misura drastica per evitare di essere ancora appetibili agli occhi dei malviventi. Si sono spogliati di tutto pur di non farsi più derubare. C’è chi ha venduto tutti i gioielli ai Compro oro. E chi ha piazzato un foglio al cancello. Un cartello indirizzato ai ladri, che tanto passano di lì un giorno sì e l’altro pure.

«Visti i numerosi furti in zona - è scritto - si comunica che da questa casa abbiamo tolto tutto: non ci sono soldi in contanti, ori e gioielli. E non abbiamo mai avuto una cassaforte». Il ladro è avvertito: stia alla larga, tanto è inutile. Non c’è più niente da rubare. «A parte libri».

L’ultima frontiera dei ladri, nel capoluogo, sta qui in via Marmolada. Ex zona tranquilla dove vivere è diventato un incubo». Marco Cappuccini, informatico di 46 anni, ci abita con sua moglie Susanna Fierli. C’è tanto verde, i gatti scorrazzano. È una piccola e graziosa strada affacciata in via Emilia, popolata di appartamenti, villette e cortili con giardino ma dove rabbia e paura covano da mesi, senza tregua.

«I furti sono all’ordine del giorno. Ne abbiamo contati a raffica negli ultimi tre mesi: solo a dicembre diversi casi», racconta Marco indicando la recinzione del suo giardino, tagliata dai ladri che giorni fa si sono aperti un varco per passare nella proprietà confinante. Insomma, «da noi non hanno rubato niente ma hanno usato il nostro giardino per andare a rubare dai vicini». I vicini sono la famiglia Vannucchi, commercianti di via Oberdan a Grosseto, titolari di una nota macelleria. Abitano in via Basilicata.

Mara Vannucchi indica il punto del passaggio: la rete tagliata tra le due proprietà - la sua e quella di Cappuccini appunto - oltre alla finestra del bagno scardinata. «I malviventi hanno provato anche con l’inferriata che dà nel soggiorno - racconta lei - ma non ci sono riusciti perché ha quattro mandate di serrature. A quel punto si sono fatti spazio qui accanto, scardinando le inferriate della finestra del bagno (indica), forse con un piede di porco».

In quel momento la casa era vuota, ma è stato un caso. «Ogni giorno ci siamo, c’è sempre qualcuno». Fascia oraria scoperta: due ore di pomeriggio tra le 17 e le 19. «Probabilmente i ladri ci hanno osservato, spiato».

E come sempre accade è tanta l’amarezza per gli spazi violati, gli affetti sottratti, l’oro portato via. «Non avevamo cassaforte». Il bottino ammonta a diverse decine di migliaia di euro. Tutti i gioielli, i risparmi di casa. Non è stata risparmiata neppure la bigiotteria. Idem per le catenine, i ciondoli, persino le piccole collane senza valore. «Non collane preziose ma alla moda come vanno ora, con le bamboline pendenti. Costano e valgono poco, eppure sono sparite anche quelle...».

Gli abitanti di queste strade sono in allarme da mesi. E la paura è salita in questi giorni con gli ennesimi casi. «Basta affacciarsi per vedere, di là dalle nostre finestre, un palazzo preso di mira, una casa svaligiata dove i ladri hanno fatto man bassa».

La zona è in un dedalo di vie e viuzze dietro la Procura. Via Marmolada, in particolare, ha l’aspetto di una stradina privata dove molti passaggi di gente sconosciuta sono mal giustificabili. O quantomeno - in un periodo altamente sospetto - destano comprensibile attenzione.

«Sentiamo e vediamo spesso tipi strani - dice Marco Cappuccini - Di notte i nostri cani abbaiano più volte. Ci affacciamo e c’è gente che passa di lì, che guarda. Sentiamo rumori strani». Gente che va e viene, che arriva in motorino. E che poi se ne va quando il cane abbaia.

Stanco di tutto questo, Marco ha portato tutto ai Compro oro e realizzato un guadagno sicuro da sottrarre ai criminali. Poi ha preso carta e penna e appeso il foglio al cancello di casa. Si sente nel mirino, il cerchio si stringe. In fondo sono state risparmiate solo poche case.

«Tutto il quartiere è stato ripulito - racconta lui - A questo punto, per un discorso di incolumità nostra, è stato necessario correre ai ripari. Tutto quello che avevamo di valore lo abbiamo dato via, abbiamo venduto quello che avevamo. E l’altro poco che è rimasto l’abbiamo messo in una cassetta di sicurezza in banca, che oltretutto ci costa. Ci siamo liberati di ciò che poteva avere valore in casa. Nel mio appartamento ormai ho solo libri, che non credo interessino. Poi ci sono i miei animali, ci siamo noi. Non c’è veramente altro. Come me stanno facendo gli altri abitanti della via: ci siamo dovuti arrangiare così. Tanti di noi sono impauriti», conclude Cappuccini. «Ora ci stiamo organizzando per fare rete». Incontri, riunioni «per informarci se vediamo tipo sospetti: il timore è quello d’esser pedinati e controllati da persone che sanno i nostri orari. E conoscono alla perfezione quando torniamo o quando manchiamo da casa».

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