Proteste
Due progetti per la pista della discordia
La ciclabile è prevista da una delibera varata prima di Natale, ma un’associazione ha in cantiere un’altra soluzione
GROSSETO. Dolcetto o carbone? Favorevoli o contrari? Facile dividersi. Figuriamoci nella terra dei campanili. Una dinamica che non risparmia nessuno, neppure le Mura.
Sottovalutate, gonfie di progetti lasciati a metà, un po’ annunciati, un po’ rimangiati. Spesso rinviati, come nel caso delle scale d’accesso tra piazze basse e bastione Maiano, promesse prima per fine 2013, poi inizio 2014, eppure ancora lì a far polvere. È in questo quadro che gli uffici guidati dall’assessore ai lavori pubblici, Giuseppe Monaci, hanno messo altra carne al fuoco: una pista ciclabile e pedonale destinata a sorgere sull'esagono. Progetto tanto ambizioso quanto criticato.
Sui social, così come nei caffè, nelle piazze e magari seduti a tavola dopo l’abbuffata delle feste, i grossetani si dividono tra pro e contro (vedi a lato, ndc). Il Comune è convinto che la scelta sia di quelle buone e, dopo aver in qualche modo vincolato l’avvento della pista a una migliore illuminazione - paghiamo quasi 100.000 euro all’anno per tenere le Mura pressoché al buio - tira dritto. Delibera 454 del 23 dicembre scorso: passa il progetto esecutivo della pista. Sono 255.000 euro solo per i lavori. A questi vanno aggiunti 25.516 euro per l’Iva, 7.000 euro di spese tecniche, 6.000 per la sola segnaletica. Poi ci sono altre piccole uscite e arrotondamenti. Il tutto arriva a toccare i 300.000 euro per un sentiero lungo meno di 2 chilometri.
Non è previsto l’uso di asfalto vero e proprio. Le caratteristiche costruttive messe nero su bianco nel progetto preliminare dello scorso settembre parlano di uno scavo a larga sezione obbligata, solo per la carreggiata della pista, fino alla profondità massima di 10 centimetri. Lì sarà steso uno strato di telo geotessile per ridurre il naturale fenomeno di crescita dell’erba e per un’uniforme distribuzione dei carichi. Poi, via alla massicciata stradale in materiale stabilizzato di cava, pezzatura massima 5 centimetri. «Finitura – si legge nel documento - con misto stabilizzato e successiva applicazione di emulsione catonica legante tipo colorbit, capace di aderire agli strati polverosi e di scendere tra gli interstizi in modo da creare uno strato di fondazione idoneo a ricevere il successivo trattamento superficiale realizzato con emulsione di bitume modificato con polimeri sbs spesso fino a 5 centimetri».
Ma il Comune non è il solo ad aver studiato qualcosa per le Mura. Anche l’associazione Dritti alla meta s’è data da fare: ecco quindi il progetto Vivi Mura sicure. Lì viene proposto un ampio studio su quel che potrebbe servire per valorizzare il monumento. Si va dalle cancellate a rinforzo dei parapetti - 320.000 euro ogni 2 chilometri per la soluzione “base” - sino alla nascita di una pista non impattante e a basso costo. Qui dall’associazione non parlano di cifre, ma il progetto, hanno garantito più volte, non dovrebbe essere di quelli impossibili per le casse pubbliche. Inoltre, assicurano, non ci sarebbe l’uso di conglomerati bituminosi, né derivati o cementizi. Tutto removibile e tutto rapido da realizzare. Il principio, già applicato nel nord Europa, è quello di far «scorrere mattonelle, piastre o altro – è scritto nel progetto di Dritti alla meta - in uno scivolo sormontato da una tramoggia dove il materiale viene assemblato a mano e caricato mediante bob-cat». La pavimentazione potrebbe essere spalmata su di un semplice letto di sabbia. Da Dritti alla meta fioccano anche suggerimenti sulla cura dell’arco murario, dove potrebbero sorgere spazi espositivi, e sull’eventuale nascita di una festa delle Mura.
Queste le idee in campo. Da un lato il Comune, dall’altra un gruppo di cittadini. Nel mezzo l’antico esagono. Sullo sfondo, lo sa anche un pugile suonato, ci sono le Comunali del 2016. Una certezza cui arrivare senza troppo carbone sullo stomaco.
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