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La tenuta il Poggione lascia Confagricoltura
Il rumoroso addio di uno dei soci fondatori: «L’associazione ormai non ha più alcuna utilità»
GROSSETO. La Tenuta Poggione, storica azienda alle porte di Grosseto, da oggi non farà più parte di Confagricoltura. Uno scossone per l’associazione di categoria, visto anche che la famiglia del proprietario della tenuta, Francesco Lemarangi, è stata fra i soci fondatori di Confagricoltura Grosseto.
«È stata una decisione maturata in questi ultimi tempi prendendo atto, serenamente, della situazione – spiega Lemarangi – Ho preso semplicemente atto che far parte di Confagricoltura ormai è inutile. Questa è la sostanza».
Un verdetto pesante, che arriva da una delle maggiori aziende agricole della Maremma. La tenuta Poggione, estesa a nord della città di Grosseto, per circa 700 ettari, fino a Roselle, è proprietaria anche del pluridecorato allevamento di vacche maremmane; produce frumento, olio, foraggi ed ha un vivaio di circa 25 ettari. L’azienda è impegnata anche nella produzione di energia alternative. La tenuta Poggione è stata dichiarata azienda storica da tutelare dalla Provincia di Grosseto.
Lemarangi entra nel merito di questa uscita da Confagricoltura, una decisione che certamente farà discutere. «In primo luogo, in merito all'attività sindacale che Confagricoltura Grosseto dovrebbe svolgere come associazione francamente – dice l’imprenditore – parlando soprattutto delle attività svolte inerenti la mia azienda, non vedo e non ho visto in questa ultima decina d’anni alcuna utilità. Probabilmente anche perché l'associazione non ha più la forza di prima e l'agricoltura che rappresenta non è più così centrale come prima. Bisogna riconoscere che altre associazioni hanno ben altro peso. Tuttavia è vera anche, purtroppo, un'altra considerazione – prosegue Lemarangi – L'unica cosa che distingueva Confagricoltura dalle altre associazioni era che costituiva una sorta di unione principalmente di aziende di grande dimensioni che, per le specifiche problematiche, necessitavano di coesione; unione soprattutto tra i soci, da qui, non a caso, anche il nome Unione, per costituire una massa critica che potesse pesare. Tutto questo purtroppo è finito. Bisogna prenderne atto. Basti pensare come, oramai da circa dieci anni, si svolgono le assemblee annuali: a me sembrano sempre più simili a congressi di partito piuttosto che quelle compatte e conviviali riunioni di un tempo. E poi per far che? Adesso c'è una corsa di alcuni a ricoprire cariche ed incarichi. Prima era esattamente l'opposto. Ricordo, un tempo, quando la difficoltà era trovare soggetti disponibili a ricoprire incarichi. E qui vengo al secondo aspetto: i servizi – dice ancora Lemarangi – Potrei sbagliarmi, ma non vorrei che questa concentrazione di alcuni sugli organigrammi abbia un po' distolto l'associazione dal garantire la massima efficienza nel fornire i servizi ai soci. Forse anche per carenza di fondi e relativo taglio sul personale, i servizi - parlo specificamente del caso della mia azienda - sono stati sempre più lacunosi. Solo nel 2014, si sono aperti cinque contenziosi tra la mia azienda e Confagricoltura per disservizi. Un po' troppo. Considerando che aggiungere altri problemi a quelli quotidiani è difficile da accettabile, soprattutto da chi i problemi te li dovrebbe risolvere».
Lemarangi sottolinea poi di non voler scendere in sterili polemiche. «Queste sono personali considerazioni e fatti accaduti a me – dice – È chiaro che non pretendo di generalizzare né tanto meno di cambiare le cose. Proprio per questo sono uscito. La Confagricoltura che ho conosciuto prima non c'è più».
E per i servizi l’azienda ha stabilito di affidarsi a liberi professionisti. «Abbiamo firmato delle convenzioni con liberi professionisti che ci seguiranno i vari aspetti di cui l'azienda ha bisogno per la conduzione, sia di tipo agronomico che fiscale, ed altro – spiega Lemarangi – E, con mia meraviglia, ho appurato che la cosa risulta anche molto più economica che aderire a Confagricoltura. E di questi tempi non guasta. Certo lasciare Confagricoltura è stato anche un dispiacere. Penso proprio di aver dato tanto all'associazione negli anni. Ho ricoperto anche ruoli di vertice, sempre con esclusivo spirito di servizio. È anche vero che l'associazione mi ha riconosciuto questo, e di questo ancora le sono grato».
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