Il Tirreno

Grosseto

Sigarette spente sulle mani e violenze

di Francesca Gori

Uomini che odiano le donne: in tribunale decine di processi per stalking e maltrattamenti nei confronti delle compagne

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GROSSETO. Una sigaretta spenta sul dorso di una mano, uno sputo in faccia. Parolacce e offese, nonostante lei portasse in grembo sua figlia. Nonostante fino ad allora la loro storia era stata quella di tanti trentenni che cercano di costruire una vita insieme. Una vita fatta d’amore che poi si è trasformata in un incubo. È una storia come quella di tante altre donne, quella finita in tribunale, sulla quale deciderà il collegio il 2 dicembre. A Follonica, come a Grosseto e in altri paesi della provincia. Storie di donne che amano troppo e di uomini che non riescono a fermarsi di fronte alle loro lacrime. Storie che si interrompono dopo anni di querele, di ripensamenti, di nuovi tentativi per ricostruire quello che un tempo c’era e che poi sembra essere sparito sotto i colpi della rabbia e dell’egoismo. È un follonichese di 35 anni l’uomo che si troverà di fronte ai giudici tra poco meno di un anno. È accusato di maltrattamenti sulla sua compagna, di averla violentata sul letto dove dormiva la loro bambina di nemmeno un anno. Di averla inseguita con la Vespa e di averla bloccata per strada, di averle sputato in faccia per non farla andare dai carabinieri a denunciarla. di averla costretta, alla fine, a cambiare numero di telefono e casa. E anche di non aver pagato gli alimenti per il mantenimento della piccolina.

L’orrore che esce dalle mura di casa e si trasferisce sotto il palazzo della ex: è un grossetano il protagonista della seconda storiaccia sulla quale deciderà il giudice che, oltre ad aver minacciato anche la sorella della sua ex che l’aveva accolta in casa, l’ha presa a schiaffi e l’ha minacciata di ucciderla, sgozzandola, se non gli avesse restituito l’auto che il Giudice di pace aveva assegnato alla donna.

È una galleria dell’orrore quella passata davanti agli occhi dei giudici per le indagini preliminari di Grosseto che hanno deciso di rinviare a giudizio. Storie tutte uguali e tutte diverse. Dove un marito di 45 anni, ad esempio, ha preso i coltelli da cucina dal cassetto per minacciare la moglie sotto gli occhi dei figli piccoli. Pretendendo di avere rapporti sessuali con lei che aveva deciso di lasciarlo. Prendendola per i capelli, picchiandola.

Casa diversa, coppia diversa ma stessa dinamica anche per un’altra famiglia grossetana, dove alle minacce e alle botte, nel caso di un albanese di 35 anni, si sono aggiunte anche offese che hanno mortificato la sua compagna. «Sei troppo brutta, non sai fare niente. Non sai tenere pulita la casa - le avrebbe detto - guarda invece le tue cognate e impara».

Nemmeno l’aria del monte Amiata, quella che si respira a Semproniano ha fermato un uomo di 46 anni dall’alzare le mani sulla sua compagna.

E se c’è chi si accontenta (per modo di dire), di picchiare le compagne, le mogli. Di pretendere atti sessuali anche quando la passione è spenta o di tempestarle di telefonate anche quando le storie sono finite, c’è anche chi, come un uomo di Sorano di 75 anni dalla sua ex moglie ha preteso anche che gli versasse sul conto corrente cinquemila euro. Soldi che la donna alla fine ha fatto avere all’ex marito, nonostante da tempo fosse andata via da casa, dopo essere stata minacciata di morte più volte. A lui la Procura ha contestato anche il reato di rapina.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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