La manifestazione
Emergenza storni, campagna devastata e raccolti distrutti
Appello degli agricoltori amiatini contro i danni degli uccelli: «Bandierine e spari a salve non hanno alcun effetto»
CASTEL DEL PIANO. «Qua intorno si sentono risuonare colpi di cannone, sventolare bandierine, friggere fili elettrici. Ma non è per gli auguri di buon anno. È per tenere a bada uccelli, ungulati, predatori vari».
Parola di agricoltori amiatini che non ne possono più di animali che mettono a dura prova il loro patrimonio. Anno nuovo, ma non vita nuova in molti casi. Soprattutto per gli storni (e non solo), che stanno distruggendo ciò che resta delle olive nelle campagne dell’Amiata, fanno fuori alberi interi di cachi che molti lasciano negli alberi fino al pieno inverno, si cibano dei pochi semi rimasti nei campi e riempiono dei loro escrementi case, poderi e poderini, automobili e trattori.
È un tam tam generale che si alza dalla campagna e dai paesi amiatini: da Pescina, alla Marrona, a Montegiovi, a Castel del Piano, a Arcidosso. «Sono nuvole nere – spiegano alcuni abitanti – che si spostano da un’area a un’altra più vicina, piluccando tutto il possibile e lasciando spogli alberi e terreno- commentano diversi residenti. E non si può fare nulla, legittimamente, per disperderli. E per fortuna che in questo momento non c’è l’uva perché sembrano addirittura aumentati rispetto a ottobre. Adesso mangiano le olive e con la penuria che c’è quest’anno, è tutto dire».
Per questa presenza dannosissima per l’agricoltura, pochi i dissuasori: bandierine colorate, usate per impaurire varie tipologie di uccelli e soprattutto il “cannone”. E infatti nelle zone più a rischio questo deterrente viene usato parecchio, anche se non esente da critiche.
«Gli storni la fanno da padroni – dicono in coro gli agricoltori – distruggendo il paziente e durissimo lavoro di chi da quelle coltivazioni ci ricava per vivere. Lo strumento più efficace per contrastarli, come abbiamo provato – dicono- pare essere il cannone. Innocuo, s’intende, che fa solo uno sparo a tempi stabiliti. Ogni 10-20 minuti, a discrezione dell’agricoltore. Ma il cannone disturba i vicini e soprattutto se vi sono agriturismi nei paraggi, sono dolori. Le lamentele sono assicurate. Ma non vi è legge che norma questo tipo di marchingegno e così per adesso, chi lo possiede, è salvo. E meglio così, perché chi lo usa se l’è comprato. Questo non è uno strumento che qualcuno ci fornisce gratis. Ce lo dobbiamo comprare. Infatti fra gli strumenti forniti dall’Ait il cannone non è compreso».
L’associazione, confermano tutti gli agricoltori, per contrastare i temibili uccelli fornisce, a domanda, solo delle “bandierine di filo fluorescente” che però, come dicono tutti gli intervistati, non sortiscono alcun effetto. C’è chi racconta che a giugno, andato a raccogliere le ciliegie, ha trovato i ciliegi completamente saccheggiati. E così le viti. Con migliaia di euro di perdita secca. E adesso, ultimi, olivi e cachi. Un disastro.
«Qua intorno si sentono risuonare colpi di cannone, sventolare bandierine, friggere fili elettrici – spiega un agricoltore – senza contare le altre specie di animali da cui ci dobbiamo guardare. Sorvoliamo pure su caprioli, cinghiali, lupi e affini. Ma non possiamo sorvolare più sui procioni, i temibili orsetti lavatori che sono stati portati qui, in un luogo dove mai erano stati. Questi mangiano di tutto, e sono anche carnivori. Entrano pure nelle stalle e nei pollai. Fortuna che vanno in letargo, anche se quest’anno li vediamo scorrazzare ampiamente per ogni dove. Ce ne sono nei luoghi più impensati, anche nel giardino di Daniel Spoerri a Seggiano. Sarà che solo da pochi giorni è davvero freddo».
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