Il Tirreno

Grosseto

corte di assise

"Bilella aveva ottime ragioni per uccidere"

Pierluigi Sposato
Antonino Bilella in Corte d'assise con l'avvocato Francesca Carnicelli (foto Bf)
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Antonino Bilella in Corte d'assise con l'avvocato Francesca Carnicelli (foto Bf)

La Procura illustra quali mezzi di prova adopererà per inchiodare l'agricoltore. Udienza aggiornata al 15 gennaio 

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GROSSETO. Riparte il processo ad Antonino Bilella, l'agricoltore 70enne accusato dell'omicidio volontario di Francesca Benetti, proprietaria di Villa Adua a Potassa di Gavorrano, risalente a un anno fa. Riparte da dove si era interrotto il 17 dicembre scorso, quando la Corte di assise aveva rilevato l'irregolarità nella procedura di estrazione dei giudici popolari. Estrazione fatta nuovamente il 22 dicembre, con l'integrazione di uno dei giudici. E in quella occasione la Corte aveva ravvisato anche la necessità di procedere all'apertura del dibattimento entro il 2014: così l'udienza già fissata per il 14 gennaio è stata anticipata al 30 dicembre. Presente Bilella, così come il figlio.

Anche questa udienza sarà dedicata alle eccezioni preliminari, già accennate alla precedente udienza da uno dei difensori, l'avvocato Bruno Leporatti, insieme alla collega Francesca Carnicelli. Sono presenti anche il legale del fratello di Francesca, Agron Xhanaj, e quello dei figli, Alessandro Risaliti. L'accusa è sostenuta dai sostituti Salvatore Ferraro e Marco Nassi.

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16,45. “Ottimi motivi per uccidere”. Antonino Bilella aveva “ottimi motivi per uccidere” Francesca Benetti “ e lo vogliamo dimostrare”. Così il pm Nassi al momento di esporre i mezzi di prova. “Vogliamo dimostrare che quello di Benetti non fu un allontamento volontario ma un fatto di sangue”. Quei rapporti iniziati per motivi di lavoro erano poi “degenerati fino all'ultimo giorno di vita della donna”, con un “interesse fisico fatto di proposte di relazioni, di regali, fiori, un anello d'oro e approcci fisico”. Quando Bilella capì di essere stato respinto iniziarono pedinamenti, telefonate, “scuse per poter stare solo con lei”. E iniziò anche a trascurare il lavoro, “i suoi doveri di affittuario”, al punto che i proprietari confinanti attribuirono i danni subiti (smottamenti) alla Benetti e lei si irritò.e voleva sciogliere il contratto. “Lui si era sempre vantato di essere il padrone di Villa Adua, come dieci anni prima in Piemonte, nella controversia persa con una firma falsificata di Giorgio Canali, trovato morto poco prima che Bilella uscisse fuori con un contratto fasullo a suo favore”. La Procura ricorda che nella villa sono state trovate numerose piccolissime tracce di sangue, della donna e dell'imputato, con “un tentativo di lavaggio”. E ricorda che Bilella voleva disfarsi della Punto bianca, portandola dal demolitore, e che furono trovate macchie di sangue della Benetti sul pianale in legno dell'auto abbandonato di notte nella macchia vicino Montorsaio poco dopo essere stato sentito dai carabinieri. Sospetto il contatto telefonico con i figli di Francesca, Giulio ed Eleonora, prima del 4 novembre: Bilella voleva informarsi di un loro eventuale arrivo Toscana. Particolarmente duro il pm sulla personalità dell'imputato, specie nella citazione dei precedenti in Piemonte, perché avrebbe importunato una ragazzina di 13 anni, “con telefonate, pedinamenti e toccamenti dei genitali in sua presenza”. Secondo la Procura, Bilella avrebbe programmato con cautela e attenzione il delitto. Le parti civili si uniscono alle richieste, la difesa annuncia che dimostrerà l'infondatezza delle accuse, punto per punto, caso per caso. Il processo viene rinviato al 15 gennaio.

16.20 Respinte le altre due eccezioni. “Destituita di fondamento” viene definita dalla Corte di assise l'eccezione difensiva sulla presunta mancanza dei termini a comparire: c'è stata solamente attività di rinnovazione senza che vi fosse obbligo di concedere nuovamente altri venti giorni. Idem per l'eccezione relativa alla presunta compressione dei diritti di assistenza di Bilella: la Corte ripercorre lo svolgimento dell'udienza in camera di consiglio e ricorda che Carnicelli si era allontanata dall'aula gup quando il giudice aveva dichiarato oralmente l'impossibilità di nominare tre difensori per un solo imputato, senza revocare la nomina a sostituto di Lottini (“libera la scelta di farsi sostituire”). Il presidente Puliatti dichiara aperto il dibattimento.

14.05 La Corte di assise si ritira per decidere. Contro le eccezioni difensive si erano schierati sia i pm sia i due legali di parte civile. Secondo Ferraro, i termini temporali sono stati pienamente rispettati. E sull'allontanamento dell'avvocato Carnicelli “non andò proprio così: nessuno l'ha cacciata, fu lei che si allontanò volontariamente dopo che il giudice aveva fatto presente che doveva uscire chi non era legittimato a rimanere in aula”. Scelta difensiva, secondo la Procura, che ha prodotto trascrizioni delle registrazioni e file audio di quell'udienza. Anche per l'avvocato Risaliti i termini erano stati rispettati, ma sarebbe assurdo nominare, come fu proposto, un avvocato solo per una parte dei reati, con il rischio paradossale di avere in questo processo otto avvocati, visto che i capi di imputazione sono quattro. Simili le considerazioni dell'avvocato Xhanaj: “nulla venne compromesso all'udienza preliminare. Si è solo voluto creare uno scontro giuridico”. La Corte si ritira

13.30 “Venga dichiarato nullo il decreto di rinvio a giudizio”. E' giusto che un imputato abbia solo due avvocati per la difesa tecnica e che solo due difensori possano dialogare con il giudice. Ma non è giusto che all'udienza preliminare sia stato ritenuto “pubblico” un terzo difensore (l'avvocato Carnicelli), estromesso in quella circostanza. Lo sostiene l'avvocato Leporatti, sviluppando la sua terza eccezione della giornata. Si riferisce al fatto che il 18 ottobre scorso Carnicelli (quel giorno sostituita da Riccardo Lottini) fu allontanata dal giudice dalla camera di consiglio. “L'assistenza è diversa dalla difesa tecnica” aggiunge Leporatti, spiegando che il terzo difensore, pur non parlando con il giudice, avrebbe ben potuto collaborare con i difensori di udienza, al pari di un consulente tecnico o di un interprete. Per questo motivo, secondo il difensore, cioè per la compressione dei diritti di difesa, deve essere ritenuto nullo il decreto di rinvio a giudizio. L'anticipazione dell'udienza dal 14 gennaio al 30 dicembre, inoltre, è secondo la difesa di Bilella viziata dalla mancanza dei 20 giorni per i termini di comparizione: e dunque l'udienza dovrebbe essere differita ad altra data.

12.40. Bilella incontra il figlio. Il processo si interrompe brevemente, per consentire al giudice a latere Sergio Compagnucci di partecipare a un collegio di riesame di misure cautelari. L'avvocato Leporatti chiede al presidente l'autorizzazione affinché Bilella possa incontrare il figlio, presente in aula: dopo il sì, l'imputato viene fatto uscire e accompagnato dalla polizia penitenziaria viene fatto entrare nella sala di attesa, dove viene raggiunto da Luigi Bilella. Alla ripresa del processo, alle 13, padre e figlio sono già rientrati in aula.

12.30. Eccezioni respinte, il processo va avanti. Dopo un'ora e 50 di camera di consiglio, la Corte di assise rientrain aula e dichiara non fondate le eccezioni difensive. Il presidente Giovanni Puliatti legge l'ordinanza con la quale dichiara di non ravvisare la violazione del principio del giudice naturale e aggiunge che non ha rilevanza la mancanza delle estrazioni precedenti di giudici popolari. Secondo i giudici, la questione dei 15 giorni precedenti alla scadenza della sessione ha solo finalità organizzative e tale termine non è perentorio ma ordinatorio. Nemmeno la presunta tardività della nomina inficia la validità della corte insediatasi. Respinta anche l'eccezione relativa all'insufficienza del numero dei giudici e comunque non vi era tempo per procedere a ulteriori estrazioni. Infine, nessuna delle argomentazioni difensive integrano secondo la Corte di assise le ipotesi per le quali ricorre l'obbligo di astensione da parte dei giudici popolari. Il processo dunque procede con l'esame delle ulteriori due eccezioni preannunciate dalla difesa.

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10.30 “Irregolare la composizione della Corte di assise”. “Questa è caso mai la prima sessione del 2015, non la quarta del 2014 che dovrebbe giudicare Bilella”. Questa la sintesi della eccezione avanzata dall'avvocato Leporatti, che contesta le modalità di estrazione dei giudici popolari. Scorrendo le norme procedurali, il difensore rileva che l'estrazione doveva essere fatta entro il 15 settembre (perché avesse validità nella quarta sessione trimestrale del 2014, quella nella quale siamo) quando è stata invece effettuata prima il 19 novembre e poi il 22 dicembre. “Tardiva”, nota il legale. E comunque a suo giudizio il presidente avrebbe dovuto procedere alla reintegrazione dei nominativi dispensati o comunque non presenti rispetto ai 50 iniziali (26 quelli dispensati in fase di estrazione). Due poi i giudici popolari (un effettivo e una supplente) che dovrebbero astenersi secondo la difesa di Bilella. Il pm Ferraro, pur rimettendosi alle valutazioni della Corte, ritiene valida, al di là di irregolarità formali, la composizione della giuria popolare e che non vi siano motivi che turbino la serenità di giudizio. Analoga la valutazione dell'altro pm, Nassi (da qualche minuto è presente anche il procuratore capo Francesco Verusio): non c'è alcuna norma che colpisca con nullità l'eventuale irregolarità, argomenta. La Corte si ritira per decidere sull'eccezione

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di Redazione web