Sicurezza
I quadri del fondo Martini restano ancora in soffitta
Non si sblocca, dal 1999, la vicenda giudiziaria fra Comune e un erede sulla donazione alla città di Massa Marittima di oltre 700 opere di valore
MASSA MARITTIMA. Quando la generosità finisce in soffitta, ricoperta di polvere, quasi destinata a scomparire. Chi si ricorda infatti delle settecento opere lasciate da Angiolino Martini in eredità alla sua adorata Massa Marittima? Ormai quasi nessuno, se non il Comune, i periti, i tribunali e dei parenti del collezionista. Sono più di vent’anni che quei quadri se ne stanno nascosti nei laboratori, in attesa di indicazioni e sentenze che non arrivano.
Ci sono diverse questioni in ballo: c’è il dubbio che alcuni dei quadri non siano originali, ad esempio; inoltre, c’è un erede del benefattore che anni or sono ha impugnato la donazione. Diverse parti che sporadicamente si ritrovano nelle aule giudiziarie: le ultime udienze si son tenute nei mesi scorsi, ma non hanno portato a niente. La drammaticità di questa storia sta nella sua ripetitività. Con scadenza quasi puntuale di due anni in due anni, il Comune di Massa Marittima e l’erede Martini si ritrovano con tanto di avvocati e perizie, in modo da capire quando e come quei quadri potranno essere esposti al pubblico. L’ultima udienza risaliva al 2012 e fu un nulla di fatto. Le nuove si sono tenute durante il 2014 e di nuovo un fiasco. Così le settecento opere restano nel buio dei laboratori e parliamo di una collezione di primissimo livello: Guttuso, Annigoni, Squillantini, Maccari, Fattori, Aldi e così via.
Martini li aveva messi insieme pian piano nell’arco di una vita e quando questa è finita ha deciso di lasciare il suo tesoro alla sua città. Un gesto di grande generosità, convalidato a tutti gli effetti nel 1999, a cui sono seguiti passaggi molto particolari. Il primo è la comparsa di un erede Martini, che impugna la donazione e porta l’amministrazione in tribunale, offrendole due possibilità: ottenere la quota legittima che gli spetta per legge (il valore pecuniario richiesto ammonterebbe a circa 400mila euro), oppure tornare in possesso di un certo quantitativo di quadri. Il secondo intoppo arriva nel 2009, quando un lavoro di ricerca porta a dubitare dell’autenticità di alcuni quadri. E questo è un problema non indifferente: da una parte, infatti, la legge vieta di esporre opere ritenute dubbie; dall’altra, la Soprintendenza dei beni culturali spinge l’amministrazione a valorizzare la collezione al massimo, raccomandandosi di attendere le perizie sulle tele.
È questo il motivo per cui il Comune non può esporre la collezione Martini: senza le indicazioni degli avvocati e dei periti su come poter procedere, tutto resta fermo, esattamente come negli ultimi vent’anni. «Solo in seguito alle comunicazioni da parte degli avvocati e del tribunale di Grosseto sarà possibile sapere come proseguire il lavoro» spiegano gli atti. A Massa la speranza era quella di poter chiudere la vicenda nelle udienze del 2014, ma è stata una speranza vana. Le questioni di questa vicenda comunque non si esauriscono nella polvere che ha ricoperto la generosità del benefattore. C’è anche un’altra clausola: l’ente s’impegna «a destinare ogni anno una somma per restauro dei quadri o per l’acquisto di opere di giovani pittori». E così è stato anche per quest’anno, con mille euro finiti nelle casse di un progetto che ancora non può partire.
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