Il Tirreno

Grosseto

Cava nel fiume, processo per tre con le accuse di falso e truffa

di Pierluigi Sposato

Secondo la Procura nell’alveo del torrente Milia poteva essere autorizzata solo una bonifica invece i privati avrebbero svolto un’attività estrattiva abusiva. Il Comune è ritenuto parte offesa

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MONTEROTONDO MARITTIMO. Secondo la Procura, la situazione era chiara: quella era un'attività abusiva di cava e non la rinaturalizzazione o la bonifica dell'area che invece era stata autorizzata dal Comune di Monterotondo Marittimo. Falso in atto pubblico commesso da privato e (in una circostanza) anche truffa, ma anche la mancanza dell'autorizzazione paesaggistica, sono le accuse per le quali il sostituto procuratore Salvatore Ferraro ha chiesto il processo per sei persone, tra proprietario, direttore dei lavori e imprenditori.

Iil gup Valeria Montesarchio ha accolto la richiesta di processo solo per tre imputati (processo il 28 maggio): Giovanni Alfonsi, 59 anni, di Suvereto, proprietario di un terreno situato sulle rive del torrente Milia. E' qui, tra il 2008 e il 2010, che sarebbero stati lavori ritenuti illeciti, secondo gli accertamenti condotti dal corpo forestale dello stato. Di volta in volta, a seconda dei casi, sono coinvolti gli altri indagati. Per la Dia del 2008, sono chiamati in causa con Alfonsi entrambi per falso due direttori dei lavori Livio Cillerai, 51 anni, di Piombino, anche progettista, e Fabio Montagnani, 49 anni, di Certaldo: il primo per aver dichiarato che si trattava di una bonifica quando l'attività svolta sarebbe stata di estrazione e per la dichiarazione dell'assenza di vincolo paesaggistico; il secondo per aver dichiarato che il materiale escavato era al massimo 4mila tonnellate, mentre sarebbe stato 8.747 tonnellate, e per aver dichiarato che il materiale era stato vagliato in una ditta di Montescudaio per poi essere trasportato nell'area, mentre sarebbe stato venduto a quella stessa ditta (estranea all'imputazione) per 69mila euro.

Per la Dia del 2009, Alfonsi e Cillerai devono rispondere delle medesime accuse precedenti (bonifica-cava, assenza di interesse paesaggistico), di aver dichiarato che il materiale era pari a 1.860 metri cubi-3mila tonnellate, quando sarebbe stato di 4mila tonnellate.

Il gup ha dichiarato invece il non doversi procedere per non aver commesso il fatto per il progettista e direttore dei lavori della Dia del 2010, Alessandro Lapidari, 43 anni, di Grosseto, coimputato con Alfonsi (che rimane sotto accusa): scavo di 4.430 tonnellate (ma l'autorizzazione era per la bonifica), errata indicazione della proprietà dei terreni.

Prescritto il reato contestato ad altri due indagati: Gianni Angeloni, 62 anni, di Montecatini Val di Cecina, esecutore dei lavori, ed Elena Blanchi, 49 anni di Suvereto (ditta Batistini Costruzioni). Il primo coimputato con Alfonsi, Cillerai e Montagnani perché (fatti del 2008) non avrebbero rispettato le prescrizioni che imponevano il reimpiego in loco, l'accatastamento in cumuli alti non più di 2 metri, il posizionamento in modo tale da non impedire il deflusso delle acque, la ricostituzione tale da non alterare la permeabilità. La seconda per un’identica contestazione per il 2009 con Alfonsi e Cillerai.

Alfonsi, Cillerai e Montagnani (vi era imputato anche Lapidari) sono sospettati anche di truffa ai danni del Comune di Monterotondo Marittimo: l'estrazione di 71mila tonnellate complessive sarebbe stata illecita e comunque Alfonsi non avrebbe versato all'ente i 0,46 euro per ogni metro cubo di materiale estratto come prevede la legge regionale. E' di 36mila euro il danno che sarebbe stato causato al Comune .

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