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Cagnolino maltrattato ma restituito al padrone

Francesca Ferri
Un fotogramma del video girato da un cittadino sui maltrattamenti al cucciolo
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Un fotogramma del video girato da un cittadino sui maltrattamenti al cucciolo

La Procura non dispone il sequestro giudiziario del cucciolo al centro di un video choc, insorgono tre associazioni

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GROSSETO. La legge avrà certamente la sua ratio. C’è però da scommetterci che l’ultimo passaggio nella brutta vicenda del cagnolino strattonato e preso a calci dal suo padrone a fine novembre a Grosseto, e finito in un video girato da un passante e poi acquisito dalla Procura, sollevi un coro di indignazione.

Dopo un mese passato al canile sotto osservazione da parte dell’Asl, il cucciolo è stato infatti restituito al suo padrone. Lo stesso che un testimone ha visto con i propri occhi prendere a calci l’animale e che ha ripreso in un video _ in compagnia di altre due persone che non intervengono _ mentre strattona, fa piroettare il cane in aria, tenendolo per il guinzaglio e, sempre per il guinzaglio, tiene sollevato da terra. Insomma, veri e propri maltrattamenti.

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Al momento a indignarsi sono tre associazioni animaliste, Maremma Randagia, Maremma Cane e El alma de dogo argentino, che fin dal primo momento in cui Il Tirreno ha raccontato questa storia, il 25 novembre scorso, sono scese in campo per chiedere giustizia per il cane e pene esemplari per quelli che al momento restano presunti maltrattatori.

Le tre associazioni sono preoccupatissime per il cucciolo, un incrocio tra un pitbull e un dogo di appena sei mesi, ma ad oggi non hanno mezzi giuridici per poter intervenire a tutela dell’animale. Solo se, alla fine delle indagini, sarà disposto il rinvio a giudizio per il proprietario e i due accompagnatori, si costituiranno parte civile e potranno avere voce in capitolo nel processo.

Ad oggi tutto ciò che possono fare è denunciare un’incredibile disposizione di legge che, in un caso già di per sé crudele, permette di restituire un animale maltrattato a un padrone su cui pesa il sospetto di essere l’autore dei maltrattamenti.

«All’indomani dei fatti contestati, il Servizio veterinario dell’Asl 9 di Grosseto dispose il sequestro amministrativo del cane», spiega l’avvocato Rossella Mozzillo, portavoce e legale delle tre associazioni. «Il sequestro amministrativo, in questo caso, serve a verificare lo stato di salute dell’animale _ prosegue l’avvocato _ a capire cioè se presenta segni di violenza. Il cane è stato portato al canile comunale di Grosseto e tenuto sotto osservazione. Nel frattempo l’auspicio delle associazioni era che la Procura disponesse anche il sequestro giudiziario, in modo che, alla fine degli accertamenti veterinari, il cane passasse direttamente dal sequestro amministrativo a quello giudiziario, e non dovesse più ritornare a casa».

L'associazione El alma de dogo argentino, che ha sede a Bologna e Pistoia, era stata indicata dalle altre due come la più adatta a prendersi in carico l’affido del cucciolo. «Nel dubbio che l’animale potesse avere subito maltrattamenti tali da renderlo aggressivo _ spiega Mozzillo _ Maremma Randagia e Maremma Cane avevano pensato che avrebbe potuto prendersene cura El alma do dogo argentino, poiché dispone di un veterinario comportamentista. Questa presa in carico non avrebbe avuto alcun costo, perché le associazioni operano gratuitamente».

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Mentre le associazioni si attrezzavano per ospitare il cagnolino, però, il sequestro giudiziario non è arrivato. «Il sequestro amministrativo _ spiega l’avvocato _ non ha un termine preciso. E il sequestro giudiziario non è un provvedimento automatico, ma viene disposto dal pubblico ministero (di questo caso si occupa il dottor Marco Nassi, ndr) a suo giudizio. Così, quando la Asl ha finito le sue osservazioni, l’avvocato del proprietario ha presentato istanza di dissequestro. E l’Asl non ha potuto fare altro che restituirglielo».

Il giorno di Natale il piccolo dogo era di nuovo a casa. Ma con quale garanzia per l’animale? E con quale logica si restituisce un animale maltrattato al suo presunto aguzzino?

Le tre associazioni sono pronte a scendere in piazza e fanno appello ai tanti che già un mese fa sul web alzarono gli scudi intorno alla bestiola, scagliandosi di fronte a tanta violenza.

«L’unica che può tutelare questo cane è la Procura – conclude l'avvocato Mozzillo – ed è ad essa che le associazioni si rivolgono perché sia disposto al più presto il sequestro giudiziario. Solo così il cane potrà essere dato in affido a chi è in grado di occuparsi di lui amorevolmente e con la necessaria competenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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