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Nautica e mercato dell’auto Freno tirato anche a Scarlino

Nautica e mercato dell’auto Freno tirato anche a Scarlino

SCARLINO. Dal mare fino in collina, a Scarlino si tiene duro. Le aziende, piccole e grandi lottano contro una crisi che non conosce settori né confini e pur riuscendo a strappare qualche successo,...

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SCARLINO. Dal mare fino in collina, a Scarlino si tiene duro. Le aziende, piccole e grandi lottano contro una crisi che non conosce settori né confini e pur riuscendo a strappare qualche successo, alla fine non riescono a fare a meno di licenziare qualche dipendente. Prendiamo due privati su tutti, abbastanza grandi da rendere bene l’idea di come le cose non siano semplici di questi tempi: la Dytech del Casone e lo Yacht Club Service del porto del Puntone. La prima è alle prese con il mercato disastroso dell’automobile e sebbene sia riuscita ultimamente a limitare i danni non ha potuto fare a meno di mettere in mobilità tre persone. Stesso discorso si vive al Marina di Scarlino, dove l’unica cosa che cambia sono il settore, la nautica ovviamente, e il numero di dipendenti messi in mobilità, due. Ciò che colpisce non è tanto la perdita di posti di lavoro, triste ritornello dei nostri tempi, quanto come le azioni e i programmi di sviluppo non riescano nonostante i buoni risultati a tamponare questa piaga. La Dytech ad esempio è fresca dell’affare concluso con la Tokai Rubber Industries, società giapponese quotata nella borsa di Tokyo con un capitale da 780 milioni di euro. Un colosso, in poche parole, che è riuscito anche a tener duro nella piana scarlinese. Basti dire che dopo un bel po’ di cassa integrazione nell’impianto del Casone sia a novembre che a dicembre si è lavorato a pieno regime. Ciò comunque non ha evitati di presentare due settimane fa la procedura di licenziamento alla Provincia, che riguarderà tre dipendenti. Un copione simile a quello del porto, dove la società capo, la Promomar, da tempo sta cercando di non licenziare nessuno, nonostante il calo drastico di presenze nella struttura (anche se inferiore rispetto ad altri porti italiani) e la conseguente mancanza di domande per le mani d’opera. Anche qui dunque si è dovuto presentare una procedura per eccedenza di lavoro, che riguarderà due persone sotto contratto con lo Yacht Club Service, quella società nata da una costola della stessa Promomar oggi chiamata a dirigere tutti quei lavori che riguardano la parte a mare. Esattamente dove c’è sempre meno lavoro, come ricordano le proteste dell’estate scorsa da parte di tutti i dipendenti, che hanno portato comunque a una soluzione condivisa (basata sulla riduzione delle ore giornaliere) sia da società che dai sindacati. (a.f.)

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