Il dolore
Roberto Ferretti, memoria viva
Trent’anni fa in Giordania moriva il fondatore dell’Archivio tradizioni popolari
GROSSETO. Trent’anni fa, il 26 dicembre 1984, un tragico incidente rubava a Grosseto e all’intelligenza del mondo Roberto Ferretti, giovane antropologo di valore nazionale, artista, infaticabile cercatore e custode della memoria di una terra – la Maremma e l’Amiata – che proprio i suoi studi e le sue ricerche hanno illuminato come patrimonio universale dell’umanità.
A ricordare Ferretti, oggi, è l’Archivio delle tradizioni popolari della Maremma grossetana, creatura di Ferretti che tanti altri bravissimi studiosi hanno coltivato e fatto crescere nel tempo. Un ricordo che è anche un appello, dai toni discreti, a dare finalmente concretezza a un progetto tante volte annunciato e altrettante rinviato: il Museo della Maremma, da comporre attraverso i tanti oggetti e le tante storie raccolte da Ferretti, materiale preziossimo ancora oggi in cerca di una sede da aprire al pubblico.
«Il valore dell’uomo si misura anche attraverso ciò che va oltre l’esistenza qui sulla terra», si legge nella nota diffusa dall’Archivio. «Così è stato per Gemma Castorina, al cui ricordo è intitolato un importante premio per la ricerca nel campo della salute; per Alessandro Giustarini, che ci ha lasciato in eredità oltre a una messe di ricerche sulla cultura popolare, il Museo dello Stollo di Santa Caterina di Roccalbegna; per Morbello Vergari, fondatore quaranta anni fa del gruppo musicale che inizialmente si chiamava Canzoniere Etrusco, poi Coro degli Etruschi. Così è per Roberto Ferretti, del quale negli ultimi giorni del 1984, giusto trenta anni fa, la città di Grosseto, i suoi amici, i numerosi collaboratori di cui si era circondato, apprendevano la triste notizia della morte. Ferretti morì in un incidente automobilistico al ritorno dalla visita alla città di Petra, nello stesso mese in cui, pochi giorni fa, è successa un’altra tragedia, in Eritrea: la morte di un’altra persona vicina all'Archivio: Andrea Verreschi».
L’Archivio ricorda la personalità poliedrica di Ferretti, organizzatore di spettacoli teatrali e di piazza, di mostre ed esposizioni artistiche, ma anche intellettuale engagé nel sociale e in politica, al fianco di lavoratori e studenti in lotta alla fine degli anni Sessanta e nei primi anni settanta.
«La sua principale creazione, l'Archivio, che oggi ha sede presso la Biblioteca Chelliana, continua la sua opera, raccogliendo e conservando i documenti della cultura popolare, rendendoli fruibili agli interessati e agli studiosi, organizzando incontri di studio ed eventi culturali, sostenendo i gruppi tradizionali nelle loro attività. Inoltre in questi tre decenni l’Archivio ha reso fruibile al vasto pubblico l’opera di Ferretti, pubblicando i suoi studi, dal lavoro sull’Immaginario collettivo nei monti di Castiglione, curato da Florio Carnesecchi, sul ciclo di leggende su San Guglielmo, alle Fiabe e storie della Maremma, per la cura di Gabriella Pizzetti, alle Narrazioni intorno alle figure magiche, che si arricchisce dell’apparato critico degli studiosi italiani dell'argomento. Sul piano artistico è da sottolineare la pubblicazione de “Il vagabondo delle stelle”, il libro grafico che raccoglie tutti i disegni di Ferretti».
Un impegno costante, ma – osserva l’Archivio – ancora resta molto da fare. In particolare «ci sono alcuni lavori editoriali che Ferretti aveva avviato e che non hanno ancora visto la luce, la ricerca sulla Val d’Orcia del 1984, la collezione di oggetti che avrebbe dovuto costituire il nucleo centrale del Museo della Maremma ed è ancora chiusa nelle stanze della Grancia. Ma non disperiamo che anche questi lavori, importanti sia per la diffusione della conoscenza che per uno sviluppo turistico qualificato e attento alle specificità del territorio, possano presto vedere la luce».
Insomma _ conclude la nota – «il lavoro di Roberto Ferretti non è caduto nel vuoto, e anzi continua a suscitare interesse nella comunità scientifica nazionale». Un interesse motivato, verso una figura e un “tesoro” di conoscenze di rilievo assoluto. Il pioniere Ferretti tracciò un solco che può e deve condurre ancora molto lontano. E Grosseto, su questa strada, deve essere protagonista.
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