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Grosseto

l'intervista

«Sulla geotermia in Amiata forse qualcosa sta cambiando»

Francesca Ferri
Una veduta di Seggiano e, nel riquadro, il sindaco Giampiero Secco
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Una veduta di Seggiano e, nel riquadro, il sindaco Giampiero Secco

Il sindaco di Seggiano Giampiero Secco è da sempre contrario agli impianti. E spiega perché

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SEGGIANO. Tra i sindaci amiatini è l’unico che si è sempre schierato contro la geotermia in Amiata. Oggi, il primo cittadino di Seggiano Giampiero Secco, ingegnere chimico, sta combattendo in prima persona una battaglia per scongiurare la costruzione nel suo comune di impianti a media entalpia. E c’era anche lui, giorni fa, al convegno antigeotermia nel castello di Potentino.

Sindaco, lei è l’unico ad aver detto subito no alla geotermia nel suo territorio. Perché la pensa in modo diverso rispetto ai suoi colleghi di Arcidosso e Santa Fiora?

«Il problema non è il sindaco, il problema è il territorio: forse i miei colleghi hanno problemi diversi in un territorio diverso da quello di Seggiano. Al di là delle convinzioni personali, noi abbiamo a Seggiano un territorio che ha una sua missione, prodotti di altissima qualità, non zone industriali».

Per come la descrive Enel green power, e non solo lei, la geotermia è pulita.

«Qui l’Enel non c’entra niente perché per Seggiano si parla di media entalpia».

A maggior ragione dovrebbe avere un impatto inferiore.

«La media entalpia ha comunque un impatto visivo drammatico sul territorio e ha un impatto sulle falde su cui si può discutere. E poi un impianto non soddisfa le esigenze del nostro comune».

In che senso.

«Su Seggiano ci sono due richieste di costruzione di centrali a media entalpia. Avere un impianto che produce, mettiamo, 4 Megawatt non soddisfa la richiesta di energia del comune. Per questo quando si parla di media entalpia si parla di più impianti. E questo è impensabile per Seggiano».

Cosa vi preoccupa?

«Siamo preoccupati per l’impatto visivo, visto che stiamo parlando di un impianto grande come mezzo campo da calcio, un cubo di 20 metri per 20, alto 25. E poi per l’impatto sonoro, visto che le ventole lavorano giorno e notte».

L’impatto sanitario vi preoccupa?

«Questi sono impianti binari, non impianti flash: al di là dell’emergenza, non sparano niente in aria. C’è comunque il problema che quando si aspirano dal pozzo geotermico acqua, gas e vapore e tutto quello che sta dentro il vulcano, finito il processo la miscela viene restituita dal pozzo di scarico che si trova in un luogo diverso, a una profondità diversa. Questa roba, insomma, finisce altrove, magari più in superficie. E non è che le falde acquifere ne godano molto».

Come Comune che strumenti avete per opporvi alla costruzione di centrali?

«La Regione chiede un parere al Comune e all’Unione, che però non è vincolante».

Quindi cosa farete?

«Tutto quello che ci è consentito. Il problema non è tanto quel che auspichiamo di fare ma che questo problema salga e generi una sensibilizzazione oltre la Regione. Se chiudiamo con il turismo, con i prodotti d’eccellenza, qualcuno dovrà domandarsi che fine hanno fatto tutti i fondi messi sul territorio per favorire gli agricoltori? Oltre tutto le centrali a media entalpia sono telecomandate opoco presidiate e quindi non solo non generano lavoro ma lo tolgono a chi, magari, in quei terreni c’aveva gli ulivi».

Giorni fa per la prima volta la Rai ha realizzato un servizio sulla geotermia in Amiata. Oggi ne parla addirittura il Times.Che effetto le fa?

«Mi fa un buon effetto. Chi mai avrebbe pesato che il Times si sarebbe interessato. Forse qualcosa sta cambiando».

 

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