Sicurezza
Quegli striscioni che fanno arrabbiare
Proteste per lo slogan della protesta dei lavoratori della Provincia affisso sulla facciata di palazzo Aldobrandeschi
GROSSETO. "Oggi a noi" - "Domani a voi". Recita proprio così il doppio striscione verticale che campeggia fuori dal palazzo Aldobrandeschi sede della Provincia di Grosseto. Uno striscione su cui si appunta lo sguardo di tutti i grossetani che transitano in piazza Dante, che vengono in centro per una passeggiata o per fare gli acquisti di Natale e si trovano ad alzare gli occhi verso palazzo Aldobrandeschi con le luci accese. E in effetti è un pugno nello stomaco, di fronte al quale si registrano le prime reazioni. Tutt'altro che positive. Ovviamente a partire dal web.
«Se fai una battaglia sindacale sotto Natale – ironizza Paolo, su Facebook – non puoi non fare uno striscione in cui auguri il tuo stesso male agli altri. L'ho letto e sono rimasto senza parole… Brutto!». Stessa lettura di Christian, che posta «Striscione brutto per una protesta giusta in Provincia». Ma anche tra gli stessi dipendenti c'è chi dissente: «Già non restiamo simpatici, già passa il messaggio sui giornali che siamo delle zecche – dice sotto voce un'impiegata – poi mettiamo anche striscioni di questo tipo e siamo a posto». Un anziano, sotto le logge, bestemmia e dice: «Gli fa vergogna. Questi (indica il palazzo) parlano di oggi, di domani, quasi sperando che le cose vadano sempre peggio. E ieri, invece? Ieri, quando il lavoro l'ha perso il mio figliolo, dove erano i dipendenti della Provincia? In ufficio, al caldo».
Spiegazioni su quel "Oggi a noi - domani a voi" le abbiamo chieste a Claudio Renzetti, segretario provinciale della Cgil: «Quando sono arrivato qui venerdì scorso era già stato appeso. Ora se mi domandate un'opinione, e devo essere sincero, vi dico che quel messaggio non piace neanche a me e me lo avessero chiesto avrei suggerito di non farlo. Tuttavia la titolarità della contrattazione, la scelta delle forme di protesta, in qualunque luogo di lavoro, è affidata alla rsu, che qui è una rappresentanza vera, avendola votata ed eletta circa il 90% dei dipendenti della Provincia. Quindi io, da segretario, non metto bocca in certe questioni, anzi difendo le scelte».
E Renzetti, infatti, va oltre e prende le difese sia di Alessandra Savignano (dottore agronomo, leader della rsu), sia dell'autrice dello striscione, la geologa Angela Stefanelli, altro membro della rsu. «Sono certo che non c'è cattiveria, non c'è negatività nello striscione. Si vuole sensibilizzare, con uno slogan forte, il mondo del lavoro pubblico e privato, dicendo a tutti di non voltarsi dall'altra parte, perché il problema non è solo di 20mila dipendenti delle Province italiane. Questo è il senso di quello striscione».
«Il clima che si è creato intorno ai lavoratori delle Province – sono ancora parole di Renzetti – non è bello. Vedo una campagna tesa a minimizzare, a isolare, a descrivere una realtà di privilegiati, persone più fortunate, diverse dai lavoratori del settore privato. Una lettura superficiale, ingiusta. Da qui nasce un certo malanimo, la rigidità nel tenere la posizione, nel contrastare, perfino all'interno del gruppo che protesta, coloro che simpatizzano Pd, che guardano a Renzi con speranza. Un atteggiamento che non mi piace».
Ma anche Renzetti, sul suo profilo Facebook, qualche freccia avvelenata l'ha scagliata, come quella nei confronti dei colleghi lavoratori della Provincia garruli per gli 80 euro in busta paga concessi dal Governo Renzi, a cui oggi si chiede conto. «No, era solo una battuta e aveva un unico bersaglio, un amico amministratore. A me piace un sindacato inclusivo, in cui non si colpisce qualcuno, ma si lotta per qualcosa. Ecco – conclude il sindacalista – mi sarebbe piaciuto questa chiacchierata farla su temi concreti e non sullo striscione».
Gabriele Baldanzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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