Il Tirreno

Grosseto

Parcometri: scagionati imprenditori e funzionari

di Pierluigi Sposato

Non luogo a procedere all’udienza preliminare per i casi di Manciano e Scarlino Dagli atti non emerge alcun rapporto sotterraneo per una turbativa d’asta

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GROSSETO. L’indagine sugli appalti per i parchimetri era partita tutta insieme, con tre filoni di indagine raccolti dagli accertamenti della polizia di stato. Ma all’udienza preliminare le strade si sono separate: una parte (quella relativa al Comune di Sorano) è andata a giudizio, l’altra (Manciano e Scarlino) è terminata con un «non luogo a procedere» pronunciato dal giudice Marco Bilisari.

Responsabilità diversificate, dunque, per gli amministratori comunali e per gli imprenditori che tra il 2009 e il 2010 sarebbero stati responsabili di una turbativa d’asta per l’aggiudicazione del servizio. Sarebbero stati presi contatti illeciti preventivi, secondo l’ipotesi dei pm Pizza e Ferraro.

Manciano. Indagati Adello Baldoni (amministratore delegato Sis srl), Diego Bartocci e Giuseppe Bartocci (dirigenti della stessa srl) e Piero Rossi, responsabile della polizia municipale, responsabile del procedimento e presidente della commissione di gara (verbale 2 marzo 2010). «Dagli atti non emerge alcun rapporto clandestino, sotterraneo - scrive il giudice nelle 27 pagine - tra gli amministratori della Sis e il Rossi, diretto a influenzare l’esito della gara. Non emerge dal tenore delle conversazioni intercettate alcuna possibilità di ricavare che il Comune sia stato privato della sua autonomia decisionale o che abbia inteso favorire la suddetta società. Il fatto che vi siano stati dei colloqui preliminari non può essere interpretato in chiave accusatoria, in quanto gli stessi contatti devono essere calati nel contesto di un piccolo Comune, interessato all’attivazione di un servizio per la collettività, senza alcuna conoscenza specifica del settore da parte dei funzionari preposti». Al contrario, «il rischio di operare senza alcun preliminare sondaggio era quello che, nonostante gli inviti, nessuna società partecipasse alla gara». E poiché partecipò anche la Rama, cio è secondo Bilisari «la dimostrazione che non vi fu alcuna supina accettazione dei nominativi delle altre ditte da invitare, eventualmente fornite dalla Sis». Ci sono state anomalie, è vero, nota il giudice, ma è possibile che siano «semplicemente il frutto di inesperienza, imperizia, non conoscenza della normativa di settore da parte di pubblica ufficiali». E a Bilisari «sfugge quale fosse il vantaggio personale avuto di mira dal Rossi nel favorire la Sis, specie che i rapporti con la stessa erano stati avviati dal suo predecessore», poi in pensione all’insaputa di Baldoni.

Scarlino. Il giudice svolge considerazioni del tutto analoghe per il filone che vedeva indagati di nuovo Baldoni e i Bartocci ma anche Folco Amerini (in qualità di responsabile della polizia municipale, Roberto Micci, responsabile lavori pubblici e componente della commissione, Maria Rita Salemme, segretario generale, direttore generale del Comune e presidente della commissione, e Maurizio Bizzarri all’epoca sindaco (delibera di giunta 8 marzo 2010 per i parcheggi a pagamento lungo la costa). Anche per Scarlino (dove c’era anche una contestazione per un presunto falso nel verbale di afidamento) «non è emerso alcun elemento da cui ricavare, anche solo in termini di sospetto, quale fosse l’interesse da parte dei vari pubblici ufficiali coinvolti a vario titolo nell’esporsi in prima persona per favorire gli interessi della ditta». Le anomalie della procedura sono «certo non gravi e palesi come si è sostenuto». Idem per le telefonate: «se il tutto fosse stato pilotato non si vede per quale motivo Baldoni avrebbe dovuto chiedere ad Amerini, una volta appreso dell’imminente apertura delle buste, quante ditte avevano presentato un’offerta».

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