Sicurezza
Setacciati di nuovo i boschi, ma nessuna traccia di Proia
Oltre 60 volontari si sono presentati all'appello dei figli dell'anziano scomparso un anno fa
Trovati e consegnati ai carabinieri alcuni reperti, ma sono ridottissime le speranze che possano essere utili
FOLLONICA. Anna Rita Proia alle sei è già in piedi. Il sole non è ancora sorto ma già incita tutti i volontari che hanno deciso di aiutare lei e gli altri fratelli in queste ricerche disperate per dare una spiegazione alla scomparsa di Antonino Proia, l'anziano di cui si persero le tracce un anno fa nelle macchie dietro a Follonica. «Incrociamo le dita» dice la figlia del carabiniere in pensione, ma alla fine sarà un altro nulla di fatto. Certo, qualche reperto è stato trovato e consegnato ai carabinieri (ossa per lo più, ma guai a sperare oltre modo: probabilmente sono di animali, come è già successo) ma null’altro.
Alla fine della giornata però qualcosa è rimasto: il grande cuore di Follonica, che ancora una volta ha risposto «presente» quando si tratta di ritrovare Antonino Proia. Alla fine infatti sono stati sessantatré i volontari che hanno partecipato a questa battuta, arrivati anche da posti lontani come La Spezia e Figline Val d’Arno. «Non molliamo» dirà comunque uno di loro a sera, a ricerche concluse.
[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.10534331:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.10534331:1652117686/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
È l’alba. Il piccolo esercito si ritrova nel parcheggio del supermercato proprio accanto alla caserma dei vigili del fuoco, a cui spetta il compito di dirigere le ricerche. La gente è insonnolita ma piena di buona volontà. E la battuta inizia subito. Il maxi gruppo viene suddiviso in cinque squadra, composte ciascuna da una decina di persone, capitanata da un pompiere dotato di gps. Tutti sono vestiti da capo a piedi con lana e altri tessuti invernali. E tutti hanno ben chiaro qual è l’obiettivo: trovare una qualsiasi traccia dell’ex carabiniere, sparito nel nulla mentre cercava funghi con la sua famiglia all’inizio del novembre 2013. Per questo, prima di partire, viene ricordato anche l’abbigliamento di Proia di quel giorno: giubbotto leggero grigio chiaro, jeans chiari, un cardigan blu navy a tinta unita dietro e sulle maniche davanti a righe blu rosa antico e marrone, berretto estivo celeste con tesa, scarpe a ginnastica bianche con suola color giallo, ed orologio con lancette, tipo acciaio.
[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.10534353:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.10534353:1652117686/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
A metà mattinata i volontari sono già alla seconda serie di ricerche. Ne verranno fatte tre in tutta la giornata: due la mattina, una il pomeriggio. S’inizia con le campagne che circondano l’Aurelia, nei dintorni del distributore Esso e del podere Bezzuga. Siamo nei boschi follonichesi, quelli ben distanti dal mare. Ci sono i vigili del fuoco, i volontari del golfo, quelli di varie associazioni che hanno voluto contribuire (come la Nemesi o il gruppo cinofilo di Figline), la Vab e il suo drone con cui scannerizza il territorio dal cielo, la Croce Rossa, il comitato pro Proia e così via. «Qualsiasi cosa pensate possa essere utile, portatecelo» dicono le autorità. E i volontari obbediscono, portando stracci e ossa raccolte qua e là, tra tane e fossi. Tutti i reperti verranno analizzati in laboratorio, ma nessuno di questi dà speranza di risolvere il mistero che aleggia su Proia, scomparso in appena diciotto ettari di macchia, impossibilitato a muoversi più di tanto a causa dei problemi di salute che lo affliggevano. In oltre un anno di mistero, infatti, l’unico indizio che aveva dato qualche illusione furono dei fazzoletti uguali in tutto e per tutto a quelli che usava l’ex carabiniere. Ma alla fine anche loro non portarono a nulla.
[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.10534335:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.10534335:1652117686/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Così la mattinata termina con il solo brivido dato da una cagnetta Bloodhound, collassata per un malore e subito trasportata dai membri della Cri in una clinica veterinaria, dove è stata rimessa in sesto. Nel pomeriggio, dopo un pasto offerto dalla famiglia Proia, c’è tempo solo per un’ultima serie di ricerche, prima che scenda la sera, decretando la fine della giornata. Allora ci si concentra in quei diciotto ettari, in quella fetta di macchia dietro l’ex canile Enpa, l’esatta zona dove Proia è stato visto l’ultima volta. Il bosco viene battuto centimetro per centimetro, ma niente. I più giovani avrebbero voglia di andare avanti, ma ormai sono le 17 e la sera scende sull’ennesima ricerca senza risultati. «Ma non molliamo» assicura il piccolo esercito dal cuore grande.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
