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Provincia, il presidio non si ferma

Gabriele Baldanzi
Provincia, il presidio non si ferma

Critiche alla soluzione adottata a Roma. Renzetti: «Una bestemmia dire che nessuno perderà il posto»

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GROSSETO. Secondo giorno di protesta a Palazzo Aldobrandeschi. E giudizi tutt'altro che positivi - da parte di dipendenti e sindacalisti - riguardo alla pseudo-soluzione che il governo ha partorito nella notte tra venerdì e sabato. Parole durissime, per esempio, quelle di Claudio Renzetti (leader grossetano della Cgil), figura centrale in questa battaglia.

«Di questo famoso maxi-emendamento alla Legge di Stabilità - spiega, usando i social - tre cose le ho capite bene, le altre meno: che avrà meno soldi chiunque verrà licenziato, che ci sarà un taglio di risorse ai patronati di 35 milioni, che l'Iva sui pellets passerà al 22%. Per quanto riguarda le Province abbiamo scoperto questa mattina che gli esuberi verranno ricollocati per due anni in Comuni, Regioni e uffici statali, nei due anni successivi in cassa integrazione. Dire che nessuno perderà il posto di lavoro mi pare una bestemmia, anche perché proprio Regioni e Comuni stanno dicendo di avere già esuberi e di non essere in grado di riassorbire nessuno».

Martedì un gruppo di lavoratori e sindacalisti della Provincia di Grosseto si unirà alla delegazione che ha in programma un incontro con il ministro per la Semplificazione e la pubblica amministrazione del Governo Renzi, Marianna Madia. «Capire cosa hanno combinato stanotte - sono ancora parole di Renzetti - non è facile, anche perché, per stessa ammissione del Governo, il testo votato in blocco con la fiducia è pieno di errori».

Le adesioni al presidio 24h del palazzo della Provincia hanno ottenuto un enorme successo. La mobilitazione è forte. In 250 hanno dato disponibilità a fare turni di occupazione, su quasi 500 dipendenti.Fuori c'è il volantinaggio, dentro si discute e si lavora. Sì, perché i servizi non sono stati interrotti. «Il messaggio che deve passare - lo ripetono quasi tutti i lavoratori - è che in gioco stavolta non ci sono solo i posti di lavoro, ma anche i servizi ai cittadini».

Posizione un po' scomoda, tra coloro che manifestano, è quella di Yuri Angiolini, in forza alla polizia provinciale e al tempo stesso dirigente locale del Pd, renziano della prima ora. «Un po' di disagio c'è, lo ammetto. Ho la tessera della Cgil e sto convintamente dentro al Pd, ma la protesta è legittima, in gioco c'è il diritto al lavoro. Viviamo una situazione complessa. Praticamente non c'è stata trattativa. E io qui, con i colleghi che manifestano, oggi mi sento nel posto giusto. Ho dato disponibilità anche per i turni. Comprendo che in questa fase schierarsi mi esponeva, ma non m'importa. Non lo trovo contradditorio. Certo, sono tra coloro che oggi, per esempio, prima di prendere una posizione netta e tranciare giudizi, avrei aspettato e cercato di capire meglio il maxi-emendamento, scindendo tra il certo e l'incerto».

Tra coloro che protestano a Palazzo Aldobrandeschi ci sono anche alcuni lavoratori e sindacalisti di altri enti pubblici e di società e cooperative che si occupano di servizi afferenti alle competenze provinciali».

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