La manifestazione
Una nuova Tari per artigiani e industriali
Alessandri (Cna): «Si apre la prospettiva di un’applicazione più equa: per noi una boccata d’ossigeno»
Cna ha annunciato ieri, attraverso una nota congiunta delle associazioni provinciali di Grosseto, Siena e Arezzo, che la discplina della Tari, la tassazione sui rifiuti - per quanto concerne le imprese artigiane e industriali - è stata modificata. «Esiste insomma la prospettiva - spiega il direttore di Cna Renzo Alessandri - di un’applicazione più giusta ed equa rispetto al passato».
Le imprese artigiane e industriali sono sempre state costrette a pagare due volte la gestione dei propri rifiuti: prima versando la tassa ai Comuni (senza ricevere in alcuni casi un servizio all’altezza) e poi sostenendo i costi per lo smaltimento dei rifiuti prodotti.
Adesso la normativa che regola la tassazione sui rifiuti, da sempre una terra senza pace, sembra aver trovato un nuovo indirizzo.
Rispondendo positivamente all’interpellanza di un’impresa, infatti, la direzione Legislazione Tributaria del Mef ha aperto un fronte nel muro di dinieghi su cui si erano sempre infrante fino a oggi le reiterate richieste del mondo associativo.
Il ministero dell’Economia, con una risoluzione del 9 dicembre, ha fornito gli attesi chiarimenti sull'applicazione della Tari, permettendo di considerare non tassabili le aree su cui si svolgono lavorazioni industriali o artigianali, poiché queste, per loro natura, sono generalmente produttive in via prevalente di rifiuti speciali.
La risoluzione precisa infatti che «nella determinazione della superficie assoggettabile alla Tari, non si deve tener conto delle aree ove si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali, al cui smaltimento sono tenuti a provvedere a proprie spese i relativi produttori, a condizione che ne dimostrino l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente».
Nella circostanza il Ministero non ha mancato di fare chiarezza anche sull’assoggettabilità o meno delle superfici adibite a magazzino e alle aree scoperte, precisando come tali superfici «devono essere anch’esse considerate intassabili», qualora siano produttive di rifiuti speciali.
La palla adesso passa ai Comuni. Che si ritroveranno con un gettito significativamente inferiore rispetto alle previsioni.
Sì, perché il Mef ha chiarito anche riguardo al potere dei Comuni di assimilare agli urbani - per il tramite dei loro regolamenti - alcuni rifiuti speciali, facendoli così rientrare nell’ambito Tari.
In questo caso la circolare ministeriale precisa che lo possono fare solo nell’ambito in cui gli è consentito. Ne consegue, indirettamente, che laddove le superfici producono rifiuti speciali non assimilabili non hanno alcun potere di assimilazione.
In conclusione Cna Grosseto chiede che nei regolamenti comunali venga presto recepita questa interpretazione del Ministero.
«Il vorrei ma non posso con cui troppo spesso sono state accolte le nostre istanze non vale più - conclude Alessandri - e la duplicazione dei costi sostenuta dalle imprese non hanno, di conseguenza, più ragione di esistere. Ovviamente per cogliere questa opportunità ogni azienda dovrà analizzare la propria attività e la tipologia dei propri rifiuti. Invitiamo quindi le aziende - conclude Alessandri - a recarsi presso gli uffici dell’associazione per dar corso alle necessarie verifiche».
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