Il Tirreno

Grosseto

Proia, riprendono le ricerche

di Alfredo Faetti e Monica Magagnini
Proia, riprendono le ricerche

Oggi una mega battuta nel terreno dove l’ex carabiniere è scomparso più di un anno fa

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FOLLONICA. Dopo oltre un anno e decine di battute in giro per la macchia, perché continuare a cercare? «Credo sia terribile la scomparsa di un genitore. Ancor più terribile è sperare che sia morto, almeno lo si può riportare casa. E se posso dare un contributo, anche se minimo, lo faccio volentieri». Non è la prima volta che Paolo prende parte alle ricerche. È uno dei molti volontari che hanno partecipato a queste attività quasi per caso, armato solo di buona volontà e speranza. Poi però è diventato qualcosa di più: la voglia di dare una mano, l’obiettivo da raggiungere tutti assieme, il bisogno di una risposta. Merito anche della famiglia, che non ha mai voluto chiudere il capitolo. Almeno non così. Allora ecco che il piccolo esercito follonichese torna nei boschi dietro l’ex canile dell’Enpa, a frugare nei fossi e nelle tane degli animali, in cerca di qualsiasi indizio lasciato da Antonino Proia prima di scomparire. L’appuntamento è per domani, all’alba. I volontari coordinati dai vigili del fuoco si sono dati appuntamento vicino alla caserma alle 7.30 insieme alla famiglia (che offrirà un pranzo al sacco a tutti i presenti) e tutti insieme, muniti di stivali di gomma, guanti e maglioni di lana, andranno al setaccio di quella fetta di campagna chiamata le Cerrete. È lì che Proia, carabinieri in congedo, è sparito nel nulla nei primi giorni di novembre del 2013. Una scomparsa ancora poco chiara, che è bene ricostruire. Con Antonino quel giorno ci sono anche la moglie, il figlio e la nuora, tutti in cerca di funghi. L’anziano militare, esperto di quella macchia, a un certo punto si stacca dal gruppo ed entra in sentieri secondari, così la moglie per stare tranquilla urla il suo nome ogni cinque minuti, in attesa che lui risponda. Dopo un po’, però, Proia non risponde più. Difficile sia andato lontano, data l’età e i problemi di saluto che lo fanno zoppicare. Il figlio e la nuora partono subito a cercarlo, ma non lo trovano. Allora scatta l’allarme e i vigili del fuoco, quello stesso giorno, iniziano a perlustrare la zona, convinti che l’umo salterà fuori molto presto. Le Cerrete sono una fetta di bosco non più grande di diciotto ettari, circondata da strade vicinali: se dovesse uscire dagli alberi – è la convinzione generale – arriverà su una strada e la seguirà per tornare indietro. Invece dal bosco non esce nessuno e dopo giorni di intense ricerche portate avanti da centinaia di uomini nessuno riesce più a capire cosa sia successo. Non solo Proia non si trova, ma non c’è neanche nessun indizio. Che fine ha fatto il carabiniere in congedo? Come ha potuto spostarsi con i suoi problemi e senza lasciare tracce? Domande tutt’oggi senza risposta. La famiglia così come molti volontari sono convinti che la soluzione sia sempre in quei diciotto ettari, magari nascosta in qualche buca ricoperta dalle foglie. «Perché no?» si chiede Carlo, un altro volontario. «Magari è rimasto sotterrato e la pioggia dell’ultimo periodo ha smosso il terreno». Forse. Di certo c’è che l’esercito follonichese che si è costituito nel comitato “Troviamo Antonino Proia” non ha intenzione di fermarsi. Nel corso del 2013 le iniziative simili a quella di domani, approvate da Comune e Prefettura, sono state molte. In alcuni casi ha partecipato anche il sindaco Andrea Benini, sempre attento sulla vicenda. Un impegno costante insomma, a cui purtroppo non sono mai seguiti risultati. «È una brutta storia, tristissima – riprende Paolo – Se dovessimo ritrovare qualche resto, la famiglia avrebbe almeno una tomba su cui piangere». Ed è la verità, in tutto e per tutto. Questa è davvero una brutta storia.

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