Il Tirreno

Grosseto

dopo 20 anni

La biblioteca Chelliana tornerà in via Mazzini

Enrico Pizzi
La sede storica della biblioteca Chelliana in via Mazzini, adesso transennata
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La sede storica della biblioteca Chelliana in via Mazzini, adesso transennata

Il sindaco Bonifazi avanza per la prima volta un’ipotesi che pareva superata Ultimati gli interventi, il 2015 potrebbe essere l’anno del rientro nella storica sede

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GROSSETO. La Chelliana potrebbe tornare nella sua sede storica: il sindaco Emilio Bonifazi, per la prima volta dopo tanti anni, si sbilancia e spiega che i lavori in corso a Palazzo Mensini servono a sistemare il tetto, ma anche il piano terreno che, appunto, potrebbe tornare a ospitare la biblioteca comunale.

Il 2015, dunque, potrebbe essere l’anno del ritorno – o quantomeno della decisione sul ritorno - della biblioteca Chelliana a Palazzo Mensini, dopo che 20 anni fa, a metà degli anni Novanta del secolo scorso, i libri e i bibliotecari traslocarono nell’attuale sede, che avrebbe dovuto essere provvisoria, in via Bulgaria.

In via Mazzini, a Palazzo Mensini, da qualche tempo sono tornate le impalcature e si è ripreso a lavorare: il Comune sta investendo su quell’immobile circa 380mila euro per rifare il tetto e sono stati reperiti altri 780mila euro per mettere a posto 800 metri quadrati al piano terreno di quella che è stata, per quasi tutto il ’900, la sede della biblioteca comunale di Grosseto.

Dopo anni di lavori avviati e bloccati a più riprese, sembra di intravedere una luce in fondo al tunnel per quella che è stata un’ultradecennale ferita per il centro storico di Grosseto.

E dopo anni di tentennamenti, di destinazioni diverse pensate per palazzo Mensini, alla fine si potrebbe tornare alla destinazione originale. Il progetto di restauro del palazzo di via Mazzini, infatti, in origine era finalizzato proprio a dare una nuova sede alla biblioteca che aveva condiviso l’immobile con il liceo-ginnasio Carducci-Ricasoli, poi i lavori di restauro, avviati dall'allora sindaco Loriano Valentini, erano incappati, con il centrodestra al governo, nel fallimento dell’impresa che si era aggiudicata l’appalto, e, come spesso accade in questi casi, le lungaggini delle procedure fallimentari avevano impedito per anni di riprendere i lavori, salvo, sul finire del secolo, alcuni interventi sugli infissi, per impedire un ulteriore deterioramento dell’edificio.

Nel settembre del 2007 Bonifazi, sindaco da poco più di un anno, prova a rovesciare il tavolo e ipotizza una collocazione diversa per la Chelliana, anche perché – e l’ha ribadito anche ieri – gli avevano riferito che sarebbero stato necessari oltre 4 milioni di euro solo per consolidare l’immobile e metterlo in grado di reggere il peso dei libri.

Da allora le ipotesi di utilizzo dell’immobile di via Mazzini si sono sprecate: dal farne la sede del polo universitario, con fantomatici finanziamenti della Fondazione Mps, alla più recente possibilità di mettere lì la sede del Centro di documentazione sugli Etruschi, poi individuata a Roselle, nello “scheletro” delle terme.

Adesso, invece, si scopre che non servono poi troppi soldi per farci la biblioteca e pragmaticamente – spiega Bonifazi – si potrebbe fare la scelta di far tornare la Chelliana nella sua sede storica.

Pensare che per circa 20 anni si è pagato un affitto per i 600 metri quadrati occupati nell’attuale sede, che avrebbe dovuto essere provvisoria, in via Bulgaria: fino alla recente sforbiciata agli affitti che il Comune ha fatto, riducendo del 15% quelli in essere, il Comune è arrivato a pagare, da ultimo, 10mila euro al mese, 120mila euro annui. Riportando la Chelliana in via Mazzini il Comune non solo risparmia, ma la biblioteca ha anche, a disposizione, nel solo piano terreno, 200 metri quadrati in più.

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