Sicurezza
Gli imprenditori in coro: basta bavagli
Dopo il caso del Ricasoli, 12 titolari che riforniscono i locali si rivolgono alle istituzioni: siano riviste le regole dei decibel
GROSSETO. Basta con i bavagli alla musica: arriva una lettera di Natale dagli imprenditori.
Alle istituzioni, al centro di accesi dibattiti per quel che riguarda le regole sui decibel, sono chieste scelte condivise e rispettose di chi offre intrattenimento musicale.
Il richiamo è firmato da titolari d’imprese che riforniscono molti pubblici esercizi a Grosseto e non solo. Sono Chimenti Beverages, Fratelli Montecchi, Almentis, Latte Maremma, 3BM, Clean Accent, Pasticceria il Croissant, Surgel, Sapori di Toscana, Maregalli, Eurosaga e Dualchim.
Per loro la nuova stagione lavorativa è partita con il piede sbagliato. Nell’occhio del ciclone, ancora una volta, finiscono le politiche legate alla musica.
«C’è chi vuole spegnere la musica nei locali – accusano dal gruppo – e a Grosseto rischiano di dover chiudere tante attività di quelle poche che ancora offrono reddito e lavoro».
A spingere chi fa impresa a tener duro, casi sporadici. «Persone che non hanno perso il rispetto della parola data e che saldano regolarmente le fatture permettendo così alle aziende di mantenere posti di lavoro». Ecco, il centro storico, secondo gli imprenditori che hanno scritto al Tirreno, già da qualche anno ospita esercenti di questo tipo.
Pieni di entusiasmo, spesso giovani. I fornitori ricordano che ora no, un grossetano non è più costretto a fare decine di chilometri per andarsi a divertire, perché il centro è più vivo.
«E le famiglie possono passeggiare dopo cena senza preoccupazioni».
Tutto – dicono – è protetto dal «controllo sociale del territorio. Una cosa che vale più d’ogni sorveglianza poliziesca».
Un quadro messo in pericolo da certe politiche: «quel che è accaduto al Caffè Ricasoli (finito nel mirino del Comune in seguito a un esposto, ndc) è un caso esemplare. Un’azienda sana, attiva da tredici anni, che dà lavoro e produce cultura. Un’azienda per bene, dove mai s’è vista una lite, una rissa, un eccesso, e che però rischia di doversi arrendere per le proteste di una sola persona e per la rigidità di regole mal scritte, vessatorie non solo per chi lavora ma anche per la stragrande maggioranza dei cittadini».
Dal gruppo arrivano forti perplessità su quel che potrebbe accadere nel caso il Ricasoli, preso ad esempio, dovesse mollare il colpo e abbassare la saracinesca.
«Cosa accadrebbe se, una volta spento il Ricasoli, altri cittadini decidessero, legittimati da queste regole, di far chiudere uno a uno i locali del centro?». Ecco quindi la necessità di chiedere alle istituzioni una revisione delle regole e una considerazione delle migliaia di firme raccolte nelle scorse settimane: «che non restino carta straccia. Ci si adoperi in fretta e in ogni sede utile per scrivere norme semplici ed efficaci, rispettose dei diritti di tutti, compresi quelli degli imprenditori e dei loro tantissimi clienti. Possibilmente norme che stimolino ulteriori investimenti e non il desiderio di fuga. Si decida – insomma - una volta per tutte quale futuro si vuole per questa città e si agisca di conseguenza. Perché in gioco non c’è la sopravvivenza di questo o quel locale, ma il destino di tante, tantissime famiglie».
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