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tribunale

Frode in commercio per lo store “Mabro”

Pierluigi Sposato
Frode in commercio per lo store “Mabro”

Anche Barontini tra i quattro imputati dopo la vendita straordinaria dei capi avvenuta tre anni fa

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GROSSETO. La vendita straordinaria di capi di abbigliamento che Abbigliamento Grosseto effettuò tre anni fa nello store di via Senese ha comportato l'apertura di un procedimento penale nei confronti degli amministratori della società - Gianluca Mauro e Andrea Barontini di Prato, rispettivamente amministratore unico e fiduciario della proprietà - ma anche dei titolari della Compagnia Mercantile della lana e del cotone srl che con quella società avevano stipulato il contratto di vendita, Silvano Franchi e Alessandro Tacca di Novara, rispettivamente amministratore unico e socio.

Frode in commercio per aver messo in vendita capi con marchio "Mabro", ma non prodotti da Mabro, l'ipotesi sostenuta dal sostituto procuratore Salvatore Ferraro che nell'aprile scorso aveva firmato il decreto di citazione a diretta a giudizio per i quattro imputati, con la prima udienza fissata per ieri mattina. Ma il fascicolo è tornato in Procura perché erano intervenuti cambiamenti significativi nell'assetto societario: e se adesso c'è un commissario straordinario, è anche a lui - in qualità di referente fisico - che deve essere indirizzata quella parte di imputazione che si riferisce alle società, anch'esse incolpate. Lo ha deciso il giudice Sergio Compagnucci, che ha accolto l'eccezione sollevata dall'avvocato Corsi di Firenze.

A far aprire il fascicolo era stata la comunicazione di reato di un ufficiale della guardia di finanza che, da semplice cittadino, si era recato in via Senese acquistando due capi di abbigliamento, da lui ritenuti difettosi, perché il cachemire delle maglie aveva fatto alcuni "pelucchi". La contestazione si è poi sviluppata non tanto sulla qualità della lana - prodotta da Loro Piana e risultata addirittura di qualità superiore allo standard - ma per il fatto che la Compagnia Mercantile (che con Abbigliamento Grosseto aveva un contratto di affitto di ramo di azienda) aveva messo in vendita con l'etichetta "Mabro" capi non prodotti da Mabro. Secondo la Procura, sarebbero stati messi in vendita capi che per origine, provenienza e qualità erano diverse da quelle dichiarate. Si trattava di 135 maglie e di oltre 1160 camicie (risultavano vendute rispettivamente 3 e 6) marchiate appunto "Mabro" ma non prodotte da Ag (unica titolare del marchio Mabro) né commissionate da Ag né infine da quest'ultima sottoposti a controllo di qualità. Capi ulteriori rispetto a quelli oggetti del contratto estimatorio del settembre 2011. Un'attività irregolare che sarebbe andata avanti dal settembre 2011 al gennaio 2012, quando era scattato il sequestro preventivo.

Solamente cinque le persone offese individuate per l'eventuale costituzione di parte civile, verosimilmente individuate dagli investigatori grazie all'esame della documentazione contabile. Se si vorranno costituire, lo potranno fare quando il fascicolo uscirà nuovamente dalla Procura con il decreto completato.

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