Il Tirreno

Grosseto

«Palazzo Acquedotto, variante in ritardo»

«Palazzo Acquedotto, variante in ritardo»

La nuova sede nel mirino dell’opposizione: aumento della cubatura, mancanza di cifre e acconti

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GROSSETO. L’acqua distribuita è dolce, ma la sede è salata. Piovono dubbi e accuse sul progetto del nuovo palazzo di Acquedotto del Fiora in zona stazione.

È stata depositata agli atti l’interrogazione a risposta scritta formulata dai consiglieri Luigi Colomba (Buongoverno), Giacomo Cerboni (Ncd), Claudio Pacella, Mario Lolini, Andrea Ulmi e Riccardo Megale (civica Lolini), Luca Agresti (FI) e Fabrizio Rossi (FdI). La realizzazione dell’edificio è prevista nell’area ex scalo merci della stazione. Lì il Comune ha ceduto alla società a trazione pubblica (di cui è azionista al 6,43%) un’ampia superficie con possibilità di edificare fino a 2mila 183 metri quadri.

Costo dell’operazione 1 milione e 200mila euro. Quattrini in gran parte già finiti nelle casse comunali durante il 2013, con 800mila euro versati. Altri 400mila euro sarebbero dovuti arrivare quest’anno, ma solo dopo l’adozione della variante urbanistica richiesta da Acquedotto al Comune per allargare la metratura edificabile sino almeno a 3mila metri quadri. Soldi che invece, almeno nel 2014, non arriveranno.

«La giunta – spiegano Colomba e Cerboni – prima s’è impegnata a garantire l’incremento di cubatura (scavalcando, di fatto, il consiglio), poi non è riuscita a compiere tutto l’iter per tempo: dovevano chiudere la variante entro il 31 dicembre, invece, tra osservazioni e altro, si andrà come minimo all’11 gennaio».

Intanto, il 9 dicembre, l’amministrazione ha firmato un’altra delibera in cui proroga i tempi necessari all’approvazione della variante e chiede ad Acquedotto un ulteriore anticipo. Ma il problema non è solo questo. A far andare su tutte le furie i consiglieri di opposizione sono altri tre aspetti. Anzitutto la “differenza” che Acquedotto dovrà versare al Comune per l’aumento di volumetrie edificabili: nonostante il già avvenuto passaggio della variante, sia in consiglio, sia in giunta, «non esiste alcuna cifra stabilita. Dunque vorremmo sapere se c’è e a quanto ammonta». I consiglieri d’opposizione domandano pure il motivo per cui il Comune chiede un ulteriore acconto ad Acquedotto senza che la società abbia ancora acquisito la piena proprietà dell’area. A tal proposito, i consiglieri di centro destra si rivolgono ad Acquedotto (cui oggi invieranno una lettera aperta) e domandano «se l’eventuale accoglimento di questa richiesta possa rappresentare un comportamento d’imprudenza finanziaria da parte della società e di conseguenza uno svantaggio per i cittadini e le aziende che con le bollette delle utenze idriche ne determinano i risultati gestionali». Infine la bordata: «perdiamo oltre la metà dell’acqua che circola nella rete idrica – dicono Colomba e Cerboni – e s’investono cifre di questo genere per una sede? Non era possibile una soluzione più economica?».

Maurizio Bernardini

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