Il Tirreno

Grosseto

Maxi bolletta alla fabbrica chiusa

di Francesca Gori
L'azienda di via Senese
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L'azienda di via Senese

Alla Mabro è arrivata la cartella della Tari: deve pagare 7.500 euro di saldo, in totale l’imposta è di 25mila euro

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GROSSETO. L’azienda è chiusa da oltre un anno, la produzione è ferma e in quel grande laboratorio che si affaccia su via Senese di rifiuti ne vengono prodotti davvero pochi. Ma le utenze non sono state staccate e le cartelle continuano ad arrivare. In tempi in cui anche nelle cassette della posta delle famiglie grossetane arriva la tanto odiata Tari, alla Mabro succede lo stesso. Solo che le cifre, in questi casi, sono ben differenti: solo per il saldo la società Abbigliamento Grosseto dovrà pagare 7.444 euro. Una bella cifra, ma nulla in confronto a quello che la società ha dovuto pagare durante tutto l’anno. Solo di Tares infatti, la cifra richiesta dall’amministrazione è stata di 25mila 755 euro complessive. Seicento euro in meno e pochi spiccioli rispetto a quanto dovuto l’anno scorso, quando sono stati pagati 26mila 335 euro.

Una richiesta, quella dell’amministrazione, che arriva in un momento difficile per la Mabro. Soprattutto per i dipendenti, che stanno aspettando la pubblicazione del bando di vendita della società che il ministero dello Sviluppo economico non ha ancora fatto uscire sulla Gazzetta Ufficiale.

La Tari della Mabro è stata calcolata sulla base del tipo di produzione che veniva svolta all’interno del capannone di via Senese e sui metri quadrati totali della fabbrica, che sono settemila 317, suddivisi tra fabbrica e tre appartamenti che insistono nel fabbricato.

Quindi, anche se la produzione è ferma da oltre un anno e la società è ora nella fase del commissariamento, con l’ammissione alla Prodi bis, la tassa sui rifiuti deve essere pagata lo stesso.

Ma non è certo questo il problema del commissario straordinario della società, Paolo Coscione. La prima urgenza del professionista romano resta ancora la pubblicazione del bando per la cessione della società. Alcune aziende si sarebbero fatte avanti con piani industriali e offerte concrete ma finchè il ministero non darà il via libera, il futuro della Mabro è appeso a un filo. La speranza dei lavoratori, 216, è che questa situazione si normalizzi il prima possibile. Dopo l’ammissione al concordato di Royal Tuscany Fashion Group e il passaggio di proprietà ad Abbigliamento Grosseto, del pratese Andrea Barontini, le ore di lavoro sono drasticamente diminuite fino alla chiusura della fabbrica e alla sospensione della produzione. In attesa che arrivi un nuovo acquirente e che le vestaglie azzurre possano tornare un’altra volta alle loro macchine per realizzare quei vestiti di alta sartoria che vestivano gli uomini di mezzo mondo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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