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Quelle discariche lungo l’Ombrone

Quelle discariche lungo l’Ombrone

L’associazione Terramare percorre in canoa il fiume. Ecco il report

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GROSSETO. In canoa lungo l’Ombrone ma non per fare un’escursione. È stata piuttosto una spedizione, un sopralluogo per individuare i punti critici del fiume, quella che l’associazione Terramare ha effettuato domenica scorsa. L’iniziativa rientra nella campagna che Terramare ha avviato per costruire assieme alla cittadinanza le basi per un contratto di Fiume Ombrone, ossia lo strumento di programmazione e pianificazione strategica per la riqualificazione del bacino fluviale Ombrone.

«È fondamentale coinvolgere e responsabilizzare i cittadini nei processi decisionali – spiega Maurizio Zaccherotti, presidente dell’associazione Terramare e coordinatore area Acquaviva Uisp – a tutti i livelli e contesti, prevedendo, nella definizione delle politiche in materia di acque, un’azione promossa direttamente dai portatori di interesse e non imposta dall’alto».

Da questo presupposto proprio Terramare e l’area Acquaviva Uisp hanno organizzato la discesa di monitoraggio del fiume Ombrone, percorrendo in canoa 18 chilometri dal ponte di Campagnatico a Istia.

Durante la discesa del fiume sono stati registrati per mezzo di action camera alcuni video che, secondo l’associazione, «mostrano in maniera evidente alcune operazioni effettuate sulle sponde del fiume che rappresentano un fattore di rischio per esondazioni e aumento dei processi erosivi» (i video sono visionabili sulla pagina Facebook Terramare).

«Da una prima analisi dei dati raccolti durante il monitoraggio del fiume – spiegano da Terramare – è stato possibile riscontrare alcuni importanti aspetti: gli effetti negativi provocati dall’abbandono in sponda dei manicotti di irrigazione utilizzati in agricoltura; tonnellate di plastica non più recuperabile, inquinante e pericolosa per il deflusso delle acque».

E ancora: «L’estrema pericolosità – prosegue l’associazione – dovuta dalla presenza di discariche abusive direttamente sulla sponda del fiume a testimonianza che il fiume viene concepito come una fogna; l’importanza di conservare e valorizzare la fascia di vegetazione ripariale che offre rifugio all’avifauna e soprattutto svolge un importante ruolo di contenimento dell’erosione».

Secondo Terramare, «qualsiasi opera di contenimento realizzata dall’uomo nel corso del tempo è risultata inefficace a fronte di un continuo disboscamento operato sulle sponde del fiume».

In sintesi l’associazione Terramare «rimarcando l’importanza della vegetazione ripariale nel ridurre i rischi di esondazione ed erosione sostiene che le devegetazioni spinte sono comunque assolutamente da evitare e che non è ammissibile l’eliminazione completa della vegetazione riparia arbustiva e arborea. Che il prelievo o l’abbattimento di piante di alto fusto in area golenale, dovrebbe limitarsi agli esemplari morti o debolmente radicati, che potrebbero essere facilmente scalzati dalla corrente in caso di piene».

Per Terramare «è sempre necessario adottare metodi di realizzazione da non compromettere in modo irreversibile le funzioni biologiche dell’ecosistema cercando di arrecare il minimo danno possibile alle comunità animali e vegetali presenti».

«Con questi presupposti – prosegue Maurizio Zaccherotti – la nostra associazione ha deciso di avviare una serie di incontri con i sindaci dei comuni interessati dal corso del fiume Ombrone, con il Consorzio bonifica e con i singoli cittadini interessati al tema per porre le basi della costituzione di un tavolo di lavoro sulla valorizzazione del fiume Ombrone primo passo per la realizzazione di un contratto di fiume Ombrone».

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