Il Tirreno

Grosseto

Costa concordia
il naufragio della Concordia

Nuova indagine contro Schettino: distruzione di bellezze naturali

Nuova indagine contro Schettino: distruzione di bellezze naturali

Coinvolto insieme agli ufficiali di plancia e al timoniere indonesiano

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GROSSETO. “Distruzione di bellezze ambientali”, articolo 734 del codice penale. Un unico capo di imputazione, una pagina e mezzo di accuse, per quattro indagati in concorso, ciascuno con le proprie responsabilità ben individuate a seconda del ruolo e dei comportamenti tenuti quella sera: Francesco Schettino, comandante della Concordia, il primo ufficiale di coperta Ciro Ambrosio e il terzo ufficiale di coperta Silvia Coronica, il timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin. Indagati non tanto per quanto riguarda l’incidente in sé - già oggetto del procedimento in corso - ma per le conseguenze (e cioè le alterazioni) causate dalla permanenza della nave sui fondali del Giglio per due anni e mezzo da quel 13 gennaio 2012, la data del naufragio. In altre parole: il danno paesaggistico, all’ecosistema e alla fauna. Il codice prevede un’ammenda da 1.032 a 6.197 euro.

Il pool della Procura (il procuratore capo Verusio e i sostituti Navarro, Leopizzi e Pizza) ha notificato ieri ai quattro l’avviso di fine indagini, l’atto che precede l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. I quattro potranno farsi interrogare o presentare memorie entro venti giorni. Successivamente la Procura prenderà le proprie decisioni.

Per Schettino e gli altri tre (questi ultimi hanno patteggiato un anno e mezzo fa pene variabili tra 1 anno e 6 mesi e 1 anno e 11 mesi) si apre dunque un altro fronte giudiziario.

La notizia è stata commentata da Domenico Pepe, uno dei due difensori di Schettino: il difensore riferisce che nella premessa alla nuova contestazione, «si legge tra l'altro che Ambrosio non ha seguito la rotta tracciata da Canessa, che Coronica non ha vigilato sull'operato del timoniere e che lo stesso timoniere ha equivocato le manovre di emergenza ordinate da Schettino, tutti elementi che sono emersi proprio nel processo che sta per concludersi a Grosseto e che fanno vedere altre responsabilità del naufragio».

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