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L’addio del vicepresidente alla Banca della Maremma

Gabriele Baldanzi
L’addio del vicepresidente alla Banca della Maremma

Gabriele Fusini lascia il suo incarico: «Troppi impegni da portare avanti». Escluso un problema di relazioni con i vertici, si dedicherà a Sistema

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GROSSETO. Il vicepresidente vicario della Banca della Maremma, Gabriele Fusini, ha comunicato le sue dimissioni (irrevocabili) al presidente Francesco Carri. Il punto è stato affrontato ieri nell'ultima seduta 2014 del cda. Si chiude, quindi - dopo 6 anni - l'esperienza di Fusini da amministratore e numero 2 del Credito cooperativo maremmano. La sua uscita di scena, in modo così repentino, lascia però qualche strascico e genera alcune domande. Fusini, già presidente di Cna, membro della giunta camerale, da tempo non è più iscritto al Pd e si occupa da amministratore unico - oltre che della sua azienda (la Elettromare) - della gestione di Sistema, la società unica che assomma tutte le municipalizzate di Grosseto (Investia, Grosseto Parcheggi e San Lorenzo Servizi).

Cosa è successo? È vero che ha rassegnato le dimissioni da vicepresidente della banca?

«Sì, confermo. Meditavo da tempo la decisione e qualche giorno fa l'ho comunicata al dottor Carri. Questo era il momento giusto».

Le ragioni?

«Ho troppi impegni. Nel tempo sono cambiate le mie priorità e oggi ritengo che dopo 6 anni sia opportuno farsi da parte, lasciare che altri possano vivere la stessa esperienza. L'incarico di amministratore di Sistema lo sento come un impegno che va al di là del ruolo. I prossimi 12-18 mesi saranno veramente importanti per sburocratizzare certi servizi, per dare risposte più efficaci e per alleggerire i meccanismi delle partecipate anche in termini di costi. La mia testa sarà solo in Comune».

Ma torniamo alla banca. Si dice che i suoi rapporti con Carri non fossero più buoni come un tempo…

«Non sono il tipo che lascia alla prima difficoltà o al primo attrito. Quando fai parte di un consiglio di amministrazione può capitare di non condividere qualcosa. Il discorso da fare è più ampio. Nella vita ci sono i cicli. Alla Banca della Maremma ho preso atto che il mio ciclo era finito. I rapporti personali sono al netto delle strategie. Erano buoni e restano buoni».

Nonostante lei non sia più iscritto al Pd, rimane una figura molto politicizzata. Forse questo posizionamento pesava troppo all'interno della banca?

«Voglio sperare di no. Io oggi non sono politicizzato più di quanto non lo fossi quando sono stato cercato e fortemente valorizzato all'interno della stessa banca. Anzi, a differenza di allora, oggi non ho tessere in tasca, che pure mai hanno condizionato le mie scelte. Comunque se avessi avuto la percezione di ciò che mi domanda, sarei uscito molto prima».

Il suo curriculum racconta di una significativa esperienza nel mondo dell'impresa locale. Con il suo ingresso nel cda della Banca della Maremma si spostarono anche alcune aziende. Ci sarà un effetto opposto?

«Assolutamente no. Non sarebbe giusto e non lo voglio. Inoltre non credo di avere tutta questa capacità di mobilitazione. Le aziende, ora più che mai, vanno in quelle banche dove si sentono trattati e seguiti nel modo migliore. Scelgono da sole. La Banca della Maremma era forte prima che arrivasse Fusini e lo rimarrà senza Fusini. Bisognerebbe capire che non siamo eterni, né indispensabili e questo vale per tutti. La banca invece rimarrà sempre un'istituzione importante del territorio, un riferimento a prescindere da chi la rappresenta o la amministra».

Chi prenderà il suo posto di vicepresidente vicario?

«Non ne ho idea. C'è un altro bravo vicepresidente (Silvano Giannerini ndr) e altri validissimi elementi nel cda. Chiunque sarà, sono certo che lo farà bene».

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