Il Tirreno

Grosseto

Il sindaco revoca l’ordinanza del silenzio al Caffè Ricasoli

Dopo un mese e mezzo, torna la musica al Caffè Ricasoli. Il sindaco Emilio Bonifazi revoca l’ordinanza emessa il 3 novembre scorso. I gestori dello storico locale del centro possono riproporre l’intra...

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Dopo un mese e mezzo, torna la musica al Caffè Ricasoli. Il sindaco Emilio Bonifazi revoca l’ordinanza emessa il 3 novembre scorso. I gestori dello storico locale del centro possono riproporre l’intrattenimento musicale ai loro clienti, ma solo a certe condizioni. La nuova ordinanza del sindaco, la 144 del 12 dicembre, è un atto dovuto. Tutto era legato alla presentazione della relazione di collaudo acustico e al rilascio del parere positivo da parte degli uffici del servizio ambiente. Tutti documenti che i titolari del locale hanno messo in fila uno dietro l’altro la scorsa settimana. Ecco perché Bonifazi ha deciso di chiudere qui la partita della burocrazia con il Ricasoli. Ma a certe condizioni. Anzitutto, all’interno del caffè la musica di sottofondo dovrà essere riprodotta solo tramite l’uso dell’impianto richiamato negli atti. Basta quindi, almeno per il momento, con i concerti live e i dj set che hanno caratterizzato il successo del locale. Inoltre, si legge nell’ordinanza, «il gestore dovrà adottare procedure organizzative volte a limitare al minimo il disturbo ai ricettori da parte degli avventori, inibendo schiamazzi e dialoghi ad alta voce, in particolare modo nel periodo di riferimento notturno (dalle 22 alle 6) e all’interno dell’ambiente denominato “sala” e del servizio igienico dedicato al pubblico». Il problema, più che la musica, pare essere il brusio prodotto dalle chiacchiere tra persone. Un pensiero che ha già fatto scattare qualche simpatica replica, grazie a scritte e cartelli dal sapore goliardico. «Si prega di recarsi in bagno una alla volta – si legge in un foglio appeso nel corridoio del caffè – sennò ci multano». Battute a parte, il titolare del Ricasoli, Luigi Ambrosio, tira un sospiro di sollievo. «Abbiamo fatto nuove prove tecniche per dimostrare che la situazione è a posto. Vogliamo agire nel pieno rispetto delle regole, tanto che abbiamo installato un apparecchio che valuta il livello di decibel interni al locale. Per questo e gli altri lavori abbiamo speso quasi 4mila euro». Il nemico, per Ambrosio, ha un solo nome: burocrazia. «Quella che ci tiene in pugno tutti, Comune compreso. Ci vorrebbe più flessibilità. Basta pensare che questi locali oggi finiti nell’occhio del ciclone ospitano un bar dagli anni ’40». (m.b.)

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