Il Tirreno

Grosseto

Il custode di Villa Adua unico imputato

di Francesca Gori
Il custode di Villa Adua unico imputato

Prima udienza in Corte d’Assise: Antonino Bilella è accusato di aver ucciso e fatto sparire il corpo di Francesca Benetti

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GROSSETO. Pioveva, un anno fa esatto. Il cielo era carico, scuro e la strada che va da Follonica a Potassa e viceversa era stata battuta da un’Opel Corsa grigia ritrovata la stessa sera alla stazione della città del golfo.

Era l’auto di Francesca Benetti, l’insegnante di educazione fisica in pensione che aveva scelto la Maremma come buen retiro e della quale, da oltre un anno non si hanno più notizie. Per la Procura la donna è stata uccisa dal custode della villa di Potassa, Antonino Bilella, che avrebbe poi fatto sparire il corpo della donna. Ma la vicenda della scomparsa di Francesca Benetti resta ancora avvolta nel mistero: perché sarebbe stata uccisa? E dov’è finito il corpo della donna, che non è mai stato trovato così come l’arma del delitto? Sono domande alle quali cercheranno di dare risposte in aula i sostituti procuratori Marco Nassi e Salvatore Ferraro, ma anche i difensori di Bilella, Francesca Carnicelli, Riccardo Lottini e Bruno Leporatti.

Il processo a carico del custode settantenne di Villa Adua si aprirà questa mattina nell’aula della Corte d’Assise del tribunale di Grosseto. Alle 9,30 in punto.

Secondo le ipotesi del nucleo investigativo dei carabinieri, Bilella aveva perso la testa per la donna che quella mattina di oltre un anno fa era andata alla villa per licenziarlo. Per questo l’avrebbe uccisa. Ma il custode, in carcere a Grosseto dall’8 novembre, ha sempre respinto tutte le accuse. «Io non l’ho uccisa e non so dov’è il corpo», ha detto ai magistrati durante il primo interrogatorio al quale ha deciso di rispondere.

Non ha mai tentennato nemmeno una volta.

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Antonino Bilella arriva quindi in tribunale con accuse pesanti sulle spalle: omicidio premeditato, occultamento di cadavere, stalking e violenza sessuale: tutti reati che secondo la procura ha commesso nei confronti della Benetti.

La Corte d’Assise è composta dai giudici togati Giovanni Puliatti e Sergio Compagnucci e da sei giudici popolari che dovranno decidere, alla fine delle udienza, sulla colpevolezza o meno del custode settantenne che ha sempre e soltanto raccontato ai magistrati che lo hanno interrogato che quel giorno, Francesca Benetti, è andata via dalla villa a bordo della sua auto.

Ci sono anche le immagini delle telecamere installate lungo la strada a Scarlino, quella che da Gavorrano va verso Follonica. Il 4 novembre erano accese e hanno ripreso la Opel Corsa della donna durante entrambi i viaggi, a distanza di un’ora l’uno dall’altro.

Ma nella villa sono state trovate tracce di sangue, così come nel bagagliaio della Fiat Punto del custode. Nascoste, piccolissime, nel bagagliaio.

Tra consulenti, investigatori, amici della donna e familiari, sfileranno in aula oltre sessanta testimoni. Solo la Procura ha chiamato a depositare 68 persone tra carabinieri, parenti, amici e consulenti che possano aiutare a fare luce su uno dei gialli ancora da risolvere della Maremma.

Oggi in aula, probabilmente, verrà soltanto fissato il calendario delle prossime udienze che riprenderanno a febbraio, una volta concluso il processo per il naufragio della Concordia. E verranno depositate le richieste di costituzione delle parti civili.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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