Il Tirreno

Grosseto

la tragedia

Neonato muore per una malattia

Il piccolo lottava fin dalla nascita con una gravissima forma di sclerosi multipla: il dolore dei conoscenti

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GROSSETO. Hanno voluto accompagnarlo fino al suo ultimo respiro. Hanno voluto che il loro bambino morisse nella sua casa, dove aveva vissuto pochi mesi di vita.

Era nato d’estate Jacopo, aveva portato finalmente la felicità ai suoi genitori, i coniugi Guidarini. Ma era nato purtroppo con un destino già segnato che ha messo alla prova per mesi la coppia poco più che trentenne che aveva scoperto, per la prima volta, la gioia di diventare genitori.

Jacopo è morto domenica 14 dicembre tra le braccia di papà e mamma, nonostante che per mesi, dall’estate fino a due giorni fa, avessero fatto di tutto per farlo sopravvivere a una brutta malattia, a una forma di sclerosi multipla che gli era stata diagnosticata poco dopo la sua nascita. Per mesi i due genitori avevano lottato con tutte le loro forze, portando il piccolino nei migliori ospedali e centri specializzati d’Italia: dal Meyer di Firenze al centro per le cure pediatriche di Milano. A Roma. Ma per il neonato non c’è stato niente da fare: è stato ucciso da una crisi respiratoria.

Il reparto di Pediatria dell’ospedale Misericordia di Grosseto ha seguito il bambino passo passo con tutte le cure possibili. I medici gli facevano visita nella sua casa, cercavano di alleviare il dolore di quel bimbo ancora troppo piccolo per aver avuto in sorte una malattia del genere.

La notizia della morte del bambino ha fatto il giro della città. Il babbo, Leonardo Guidarini, ha un’azienda che si occupa di manutenzione degli impianti frigorifero di bar e locali e tanti clienti sapevano del dramma che il giovane padre stava vivendo. Ma di fronte alla morte di un neonato le parole non possono fare altro che strozzarsi in gola.

Il piccolino è stato visitato dal medico dopo una crisi respiratoria. Poi però si era addormentato nella sua culla. È morto così, sotto gli occhi disperati di babbo e mamma.

Una tragedia che ha lasciato senza parole anche i medici del reparto di Pediatria del Misericordia. Quegli stessi medici che hanno sperato fino all’ultimo, insieme ai genitori del bambino, che il destino del piccolo potesse essere diverso da quello che gli era stato assegnato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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