Il Tirreno

Grosseto

Immersione fatale all’Argentarola

di Francesca Gori
Immersione fatale all’Argentarola

Sub di 50 anni muore appena risalito in superficie: la Procura dispone il sequestro dell’attrezzatura del diving

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PORTO SANTO STEFANO. Quando è risalito dallo specchio di acqua dell’Argentarola, due miglia dalla costa di Porto Santo Stefano, ha fatto cenno ai suoi amici che era andato tutto bene. È stato un momento, un cenno con la mano. L’ultimo attimo di felicità per un gruppo composto da sei sub umbri che ieri a mezzogiorno si sono imbarcati su un gommone del Centro immersioni Costa d’Argento per raggiungere lo scoglio e tuffarsi in quell’acqua blu. Poi, Marco Settequattrini, cinquantenne di Perugia, si è trovato in difficoltà per una risacca che lo stava portando verso gli scogli. Ma anche questa era situazione che avrebbe saputo governare tranquillamente se il suo cuore, proprio in quel momento, non lo avesse tradito.

«Lo abbiamo visto in difficoltà per un’onda che lo stava portando verso gli scogli - racconta il suo compagno di immersione - e ci siamo precipitati a dargli una mano ma aveva già perso i sensi». Settequattrini è stato caricato sul gommone dove sono cominciate le prime manovre di salvataggio. Dall’Argentarola la comitiva di sub è arrivata in pochi minuti alla Caletta dove il medico e gli infermieri del 118, avvisati immediatamente di quello che stava succedendo, hanno tentato di rianimarlo. È durato un quarto d’ora il massaggio cardiaco, sono passati quindici minuti di speranza e di preghiere. Ma il cinquantenne non ce l’ha fatta.

Alla Caletta sono arrivati subito anche gli uomini della Capitaneria di Porto Santo Stefano che hanno messo sotto sequestro l’attrezzatura che i sub stavano utilizzando. «Al diving avevamo preso in affitto soltanto le bombole - spiega Ronald Werson dell’Hydra club di Perugia - ed era tutto apposto. L’attrezzatura che utilizzava Marco, poi, era di ultimissima generazione». Difficile, secondo gli amici dell’uomo, che la ragione della sua morte sia da cercare in gav, boccagli, giubbotti o bombole. «L’immersione era stata organizzata con tutta calma - aggiunge l’amico di Settequattrini - siamo arrivati a Porto Santo Stefano a mezzogiorno e Marco era anche un sub esperto. Non si è nemmeno immerso in profondità. È stata una tragedia».

Settequattrini viveva nel centro storico di Perugia e lavorava in uno studio di grafica. Aveva un figlio adolescente e una compagna che ieri è stata avvertita dalla capitaneria di porto. La salma del cinquantenne è stata portata all’obitorio di Orbetello ed è ora a disposizione della magistratura. A coordinare le indagini è il pm Laura D’Amelio. Poco più di un mese fa, in quello stesso punto è morto un altro sub. Un sessantenne tedesco che con altri due appassionati di profondità era andato a fare un’immersione. Un’altra tragedia del mare che si aggiunge a quella dello scorso agosto quando a perdere la vita furono tre sub. Anche loro, come Marco, erano di Perugia.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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