La manifestazione
Rinnovate le concessioni ai bagnetti
Proroga fino al 2020, ma incombe la direttiva Bolkenstein. I gestori: «Boccata d’ossigeno, ma così è un’agonia»
GROSSETO. Concessioni demaniali, il Comune si allinea alla legge nazionale e - almeno per il momento - mette sul piatto la proroga. C’è la delibera di giunta (la 435 del 9 dicembre) che ufficializza l’allungamento degli accordi con i privati, in scadenza il 31 dicembre di quest’anno, sino alla fine del 2020. Ma il caso montato dall’Europa per annullare il diritto di precedenza degli storici gestori di stabilimenti balneari sulle spiagge continuerà a far discutere, in Maremma così come nel resto d’Italia.
«Boccata d'ossigeno, ma nulla è risolto. Sembra un’agonia. A queste condizioni, fare investimenti è impossibile» sbottano i titolari dei bagnetti. Tutto nasce dalla direttiva europea Bolkenstein, la 123 del 2006. Con l’atto, la maggioranza che governa Bruxelles vuole imporre una competizione trasparente e transnazionale sui bagnetti. È così abolito il diritto preferenziale d’insistenza: le concessioni, per l’Europa, devono andare a bando pubblico. A decidere, dunque, dev’essere il mercato. Un’ipotesi che rischia di spalancare le porte all’alta finanza o, comunque, a chi ha risorse ben al di sopra di quelle che può mettere in campo chi ha creduto in un bagnetto a conduzione familiare.
«Quello del Comune – spiega Galliano Albonetti, della Fiba Confesercenti – è un atto dovuto, perché legato alle norme nazionali. Noi siamo società di beni e non di servizi, dunque la Bolkenstein neppure dovrebbe riguardarci. Ma tanto hanno fatto da metterci dentro e non riusciamo a cavarne le gambe». Albonetti ricorda come migliaia di balneari stiano lottando, da anni, per cercare di risolvere la faccenda. Ma trovare respiro non è cosa semplice. «Lottando siamo arrivati a questa proroga. Ma quel che vedo è che manca la volontà di risolvere il problema. Non c’è mai stata. Cambiano i governi, ma tutto rimane più o meno fermo. Ben venga il rinvio, ma per poter trovare soluzioni eque. Con la direttiva europea non si va a migliorare nulla. Anzi, si distrugge».
Albonetti è convinto che sì, rivedere e uniformare i canoni delle concessioni, spesso ritenuti da alcuni fin troppo bassi, possa anche esser giusto. «Ma questo dovrebbe essere legato a una logica in grado di dare certezze e premiare gli investimenti».
Gli investimenti, appunto. Ecco, è questo uno dei nodi più importanti legati alla tanto discussa direttiva europea. Sì, perché se da anni c’è chi s’accapiglia riguardo la Bolkenstein un motivo (anzi, più di uno) c’è. Lo ricorda Federico Galli, iscritto Sib Ascom. «Non siamo assolutamente contenti della situazione. Questa è un’agonia, le banche non danno finanziamenti, chi vuol vendere non può, chi vorrebbe fare investimenti se ne tiene lontano. Ci sono aziende che producono materiale per gli stabilimenti balneari come lettini, ombrelloni, sdraio: un intero settore messo in ginocchio». Il discorso è semplice: se non ho certezze riguardo la concessione, investire è un tuffo nel buio. Per i gestori degli stabilimenti occorrerebbe uno scatto di reni. «Il problema – prosegue Galli – è italiano, non tanto europeo. Il Parlamento dovrebbe prendere una decisione definitiva a tutela della categoria. Invece qui non si premia chi investe, ma si cerca di svalutare le aziende in modo, verrebbe da dire, da favorire l’arrivo di capitali esteri. Una cosa incomprensibile».
La battaglia anti Bolkenstein, secondo molti, non è limitata ai gestori degli impianti sulle spiagge. Esiste anche un’altra ragione perché quella direttiva è tanto indigesta. «Il rischio delle concessioni all’asta – spiega Albonetti – è che andare al mare diventi un lusso per la gente». E se alla fine la direttiva fosse davvero applicata? «Potrebbero arrivare migliaia di ricorsi in ogni zona d'Italia», assicura Albonetti. La lotta è solo all'inizio.
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