Sicurezza
Pecore sgozzate in pieno giorno
Torna la paura in un gregge: «I predatori ormai ci conoscono»
MANCIANO. Nuove tecniche di predazione. I predatori si infurbiscono e per le pecore son dolori. Ennesima aggressione da predatori giorni fa al podere Lasconi a Saturnia (Manciano), di Virgilio Manini, a 100 metri di distanza dalla stalla, mentre i quattro pastori da guardiania stanno mangiando.
Sono circa le 9 di mattina e il predatore che ormai è stanziale al podere, entra in azione. Attacca due pecore che si trovano lungo il torrente e le sgozza. Pochi minuti e la scena che si presenta agli occhi dell’allevatore è, come al solito raccapricciante.
Delle pecore non sono rimasti altro che brandelli di carne. Le orme, quelle, grandi, di un animale che appena compiuta la predazione, è tornato nella boscaglia. Virgilio Manini, ormai, è abituato a vedere il suo gregge predato e conosce vita morte e miracoli non solo delle sue pecore, ma anche dei predatori.
«I canidi che ci attaccano – si sfoga Manini – ormai si sono abituati alle prevenzioni messe in campo. Le conoscono e non ne hanno paura. I cani, poi, sanno che a certe ore vengono alimentati e il gregge resta privo di guardiania. Come è successo a me questa volta. Faccio presente, fra l’altro, che io ho anche i dissuasori, i cannoni e chi più ne ha più ne metta. Ma ormai questi sono metodi inutili o quasi. Il mio è un richiamo alle istituzioni perché si arrivi a un cambiamento anche di questi sistemi preventivi che sono privi di qualsiasi effetto. Le predazioni continuano, una, pochi giorni fa anche a San Martino sul Fiora e anche io era poco tempo che avevo subito ancora l’aggressione di predatori».
A questo punto, poi, Manini si rivolge direttamente agli esponenti Lav, associazione animalista che più volte ha apertamente criticato l’attività della pastorizia, considerandla una forma di sfruttamento degli animali, e ha difeso il diritto a salvaguardare i canidi.
«Rivendico – afferma Manini – il diritto di eguaglianza fra una pecora e una giraffa, fra una pecora e un leone, fra una pecora e un lupo. Gli amici della Lav che hanno protestato per la segregazione degli animali selvatici nei circhi e hanno preteso il loro sequestro, perché non si pongono il problema della segregazione delle pecore nei recinti elettrificati dove fango, umidità e rischio di propagazione di malattie è incombente? Perché alcuni animali sì e altri no?». (f.b.)
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