Sicurezza
Mabro: debiti per undici milioni e mezzo
I creditori che hanno chiesto l’ammissione al concordato di Abbigliamento Grosseto sono circa 330: tra loro i dipendenti
GROSSETO. Debiti su debiti. Un mare di debiti. È questa la fotografia scattata sui conti di Abbigliamento Grosseto, la società che fino a un anno e mezzo fa ha gestito l’ex Mabro prima del commissariamento. Undici milioni e mezzo di euro, soldi che non sarebbero stati pagati ai creditori che ora aspettano di capire che ne sarà del loro futuro, a partire dai dipendenti.
Sotto la lente del giudice Vincenzo Pedone è passata due giorni fa la lista dei creditori della società. Una lista corposa, che conta circa 330 persone che hanno lavorato con Abbigliamento Grosseto. La maggior parte è ovviamente rappresentata dai dipendenti della società, le 216 vestaglie azzurre che ancora vanno avanti con la cassa integrazione. Poi ci sono i fornitori, le banche, i professionisti che hanno lavorato con la società di Andrea Barontini. Tra questi, ovviamente, c’è anche Royal Tuscany, la società che ha ceduto il ramo d’azienda ad Abbigliamento Grosseto e che è proprietaria del fondo di via Senese, per il quale era stato stipulato un contratto di affitto che non sarebbe stato onorato dalla società che ha rilevato l’ex Mabro. Ci sono, insomma, diversi conti che devono essere regolati.
I creditori che si sono fatti avanti hanno vantato una cifra di 11 milioni e mezzo di euro. Il commissario straordinario della Mabro però, per fare un po’ di chiarezza, ha presentato un progetto che prevede alcuni step: dalla classificazione, quella stabilita per legge tra chirografari e privilegiati, a vere e proprie suddivisioni interne per l’approvazione del credito.
Degli unidici milioni e mezzo di euro che mancherebbero all’appello, due milioni e mezzo sono stati esclusi direttamente dal commissario straordinario. Ai privilegiati spetterebbero quindi 8 milioni 331mila 703 euro, mentre ai chirografari un milione, 326mila 414 euro. Cifre importanti, per un’azienda che ha chiuso i battenti da oltre un anno e che non sta ora fatturando nemmeno un euro. A pesare sulla testa dei lavoratori non ci sono solo i debiti della società, ma anche la situazione di stallo che si è creata da quando Abbigliamento Grosseto è stata ammessa alla Prodi bis. Manca ancora il bando per la cessione della società, che dovrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale tra qualche giorno. O almeno, queste sono le rassicurazioni che dal Ministero dello Sviluppo economico sono arrivate al commissario straordinario della Prodi bis Paolo Coscione. Poi la partita riprenderà in tribunale. Ma se ne riparlerà il 12 febbraio quando il giudice dovrà decidere sull’ammissione o meno al concordato dei creditori che si sono fatti avanti. E dovrà decidere anche sulle eventuali opposizioni di chi è stato escluso già in questa prima udienza, per un totale di oltre due milioni di euro. Anche loro, quelli che sono stati esclusi, potranno presentare le proprie osservazioni e farsi avanti di nuovo.
In tribunale si ragiona di cifre, a Roma come a Grosseto invece si attende la decisione del ministero sulla pubblicazione del bando per la cessione dell’azienda. Società interessate ce ne sarebbero, ma il tempo che sta passando, rischia di far perdere la pazienza anche a chi in questo progetto ci crede ancora.
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