Il Tirreno

Grosseto

«I miei errori li giudichi il tribunale»

di Pierluigi Sposato
«I miei errori li giudichi il tribunale»

Schettino non ammette nulla delle proprie responsabilità. Ma indica le colpe dei suoi collaboratori sulla Concordia

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GROSSETO. Non c’è modo di strappargli un’ammissione. Quando in aula gli viene chiesto «ma lei insomma quali colpe ha?», Francesco Schettino - che pure di parole ne ha per ore e che ricorda con grande meticolosità e che sa individuare le responsabilità altrui - si chiude in un impenetrabile mutismo: «I miei errori? Li accerti il Tribunale».

«Se voleva una dichiarazione confessoria non l’ha avuta», nota il presidente Giovanni Puliatti rivolgendosi a chi quella domanda l’aveva posta, l’avvocato di parte civile Alessandra Guarini. E il resto della giornata non si discosta da questo canovaccio. Perché il comandante insiste e dettaglia: «La colpa è del team di plancia, se scendevano tutti dal ponte di comando e rimanevo solo io era meglio». E alza anche i toni, il comandante, quando ricorda che «non è possibile che gli ufficiali non mi abbiano detto niente» e quando gli viene chiesto di giustificare la sua responsabilità con l’affermazione da lui stesso fatta «dopo Dio solo il comandante»: un'affermazione generica, nota a tutte le marinerie del mondo, obietta: «lei è un’ignorante».

Colpa di Ciro Ambrosio, l’ufficiale di guardia in quel momento: «non ha mai cessato la guardia. Doveva avvertirmi che la nave non stava seguendo il piano di viaggio. Doveva avvisarmi che avevamo passato il punto di accostata».

Colpa del timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin: «Eseguiva, mi dava risposta che aveva capito gli ordini ma invece di andare a sinistra va a destra e poi torna da solo a sinistra».

Colpa del direttore di macchina Giuseppe Pilon: «Mi disse che avevamo preso qualcosa sul lato dritto e non mi tornava - lamenta l'imputato - Mi disse che il quadro elettrico era allagato e non mi tornava, perché il quadro elettrico è in alto, al ponte 11». Il direttore di macchina «deve conoscere il fattore di compartimentazione e il numero di compartimenti. Sapeva che la nave aveva problemi di galleggiabilità».

Colpa del comandante in seconda Roberto Bosio, che non gli riferì il contenuto della conversazione con il safety Martino Pellegrini delle 22 , con l'acqua a mezzo metro-un metro dal ponte 0: «Non ricordo che mi sia stata riferita questa comunicazione».

Colpa un po’ generale, se è vero che poco dopo il comandante, chiamando in causa il personale tecnico di responsabilità, osserva che «come team» non siamo stati capaci di darci una comunicazione efficace.

Udienza pesante per Schettino, che alle 18,20 dopo 5 ore e mezza effettive (e dopo il round di giovedì) si dichiara stanco. Ma anche udienza frizzante, come quando si è sentito dire in aula «faceva meglio» a commento della frase di Schettino che ricordava «io avevo chiesto di fare l'accostata, potevo anche andarmene sull'aletta o tornare in cabina».

Ecco, in realtà un’ammissione c’è: è quando il comandante, rispondendo a una domanda del suo difensore Donato Laino, spiega di non aver detto tutta la verità al gip Valeria Montesarchio che lo aveva interrogato il 17 gennaio 2012: «Ho dato una ricostruzione, ero desideroso di spiegare. Quello che dissi al gip l'avevo ricostruito in base delle informazioni ricevute. Ho rimosso quanto era accaduto prima e l'ho ricostruito dopo, mentre ero in caserma dai carabinieri, in carcere. Perché sono comunque il comandante».

Nessuna domanda invece da Costa Crociere, né come parte civile né come responsabile civile: come a dire che di spiegazioni l’azienda ne ha già a sufficienza.

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