Sicurezza
Schettino: "Tutta colpa del team di plancia"
Urto contro gli scogli, il comandante ricostruisce la notte del 13 gennaio 2012
GROSSETO. Tocca di nuovo a lui, a Francesco Schettino. Ha sostenuto per due giorni l'interrogatorio della Procura, ha affrontato le domande di dieci avvocati di parte civile e adesso risponde agli ulteriori quesiti dei suoi difensori. Lo farà anche sabato 13, visto che i primi due giorni non sono stati sufficienti. Rush finale del processo per il naufragio del 13 gennaio 2012: mancano solamente i testimoni della difesa, poi il procedimento imboccherà la strada della requisitoria e delle arringhe. Se tutto andrà come da programma, il processo potrebbe terminare per la fine di gennaio: poi il collegio (Puliatti presidente, Mezzaluna, Compagnucci) entrerà in camera di consiglio per la sentenza.
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18.20 Udienza rinviata a sabato 13. Non è mezz'ora ma sono appena venti minuti. Il presidente dichiara la sospensione dell'udienza alle 18.20 e la rinvia all'indomani. L'udienza si ferma sulla richiesta indiretta (Schettino non aveva radio) di profondità dei fondali alle vedette (48 metri a prua e 27 a poppa) e sulla mancanza di questa richiesta nelle comunicazioni conservate agli atti: "Non è rimasta evidenza" lamenta Schettino, riferendosi alla telefonata delle 23.38 tra la Capitaneria e il cellulare in uso al comandante (96 secondi). E' rimasta invece quella di 306" tra gli stessi interlocutori.
18.00 "Ancora mezz'ora, non ce la faccio più". L'avvocato Domenico Pepe prende la parola alla ripresa: "Il mio assistito mi ha detto che non ce la fa più". Il presidente Puliatti: "L'abbiamo sentito anche noi, ci ha detto che per mezz'ora ce la può fare". E Schettino conferma, nonostante che Pepe insista per la sospensione dell'udienza e il rinvio all'indomani. Mezz'ora, dunque. E si ricomincia con la telefonata delle 23.40 con la Capitaneria di porto di Livorno che chiedeva quanti passeggeri c'erano ancora a bordo: "Duecento-trecento" la risposta di Schettino.
17.35 "Non volevo concordare nulla con Ferrarini". Schettino, lei voleva concordare la versione con Ferrarini? Voleva fare una combine? Il comandante ribadisce quanto già detto dallo stesso banco: "Ma quale combine! Volevo solo capire le sue intenzioni". Schettino spiega che si era prefigurato che la nave si fermasse nella sua inclinazione, ma che improvvisamente si era piegata "perché si erano rotti gli oblò e c'erano stati vari trafilamenti d'acqua". Il presidente sospende brevemente l'interrogatorio: "Quando riprenderemo, lei Schettino mi dirà se se la sente di continuare".
17.05. "Non avevo un microfono per dare l'abbandono". E' arrivato il momento dell'abbandono della nave. Ancora interrogato da Laino, Schettino spiega di aver chiesto lo sbandamento prima di dare l'emergenza generale "per capire di quanti gradi era: con la falla a sinistra c'era un comportamento innaturale della nave", che si era inclinata a destra. Viene fatto ascoltare l'audio con l'annuncio che invita i passeggeri a imbarcarsi sulle scialuppe. E Schettino spiega che, quando la vedetta G-104 della guardia di finanza gli chiese se era incagliato, la Concordia era ancora galleggiante e che se si fosse fermata sarebbe affondata, a 180-200 metri di distanza dalla costa, con 60-70 metri di fondale. "In quei momenti controllavo tutto: scarroccio, distanza, fondale, comunicazioni". Se dette prima l'ordine di far scendere le imbarcazioni di salvataggio a destra fu perché "il peso delle lance veniva rimosso da destra e la nave si riequilibrava. Infatti ci fu una stasi". Perché non dette lei l'annuncio di abbandono? "Perché non avevo un microfono, non c'è interfono sull'aletta destra". Per questo disse a Bosio di darlo.
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16.30 "Non ho minimizzato nulla con Ferrarini". Alla ripresa dopo una breve pausa, la difesa proietta il certificato Rina attraverso il quale Schettino ha ricavato che il fattore di compartimentazione della nave era 2,6 (cioè reggeva l'allagamento di due compartimenti e mezzo), come detto rispondendo a domande precedenti. Poi è il momento delle comunicazioni con Roberto Ferrarini, il responsabile dell'unità di crisi: "Non credo di aver minimizzato nulla con lui. Gli ho detto solo del blackout perché non sapevo quali erano i suoi piani".
15.40. "Secondo Bosio la nave poteva galleggiare". L'attenzione di Schettino è ancora nei confronti di Bosio: "Non mi disse che c'erano tre compartimenti allagati. Solo quando io dissi agli ufficiali, perché dovetti fare anche questo, di prendere le carte della nave, allora alle mie spalle la coralità mi disse dei tre compartimenti. E comunque nelle sommarie informazioni testimoniali da lui rese alla capitaneria (adesso acquisite al processo, ndr) anche Bosio dice che con tre compartimenti la nave galleggia". Schettino spiega di non condividere l'annuncio fatto dall'assistente del direttore di crociera Jaqueline Abad (viene mostrato il video) che invitava i passeggeri a tornare in cabina.
15.10 "Nessuno mi disse dell'acqua al ponte 0". Altre conversazioni vengono fatte sentire della difesa ("sono via telefono - precisa Schettino - nelle trascrizioni è erroneamente indicato via Vhf"). Si sente anche il safety Martino Pellegrini riferire al K2 Roberto Bosio che intorno alle 22 l'acqua era a mezzo metro-un metro dal ponte 0: "Non ricordo che mi sia stata riferita questa comunicazione", chiosa il comandante. Il quale, chiamando in causa il personale tecnico di responsabilità, osserva che "come team" non siamo stati capaci di darci una comunicazione efficace. Ancora su Pilon, Schettino dice che "il direttore di macchina deve conoscere il fattore di compartimentazione e il numero di compartimenti. Sapeva che la nave aveva problemi di galleggiabilità".
14.20 "Pilon mi dette informazioni confuse". Alla ripresa dell'udienza viene fatta ascoltare un'intercettazione ambientale dei carabinieri che causa un contrasto tra Schettino (che rivendica la paternità della voce che ricostruisce le operazioni in plancia) e il pm Maria Navarro (che ritiene di poter attribuire la voce a una persona diversa, che parla con Ambrosio). "Non è Fiorito! Fiorito stava in macchina - osserva il comandante - che cosa poteva sapere della plancia?" quando si parla di 0,25-0,26 miglia di distanza dalle Scole. "A volte Ambosio mi dava del tu e a volte no", precisa per far capire meglio chi stava parlando e con chi. Il presidente ordina di andare oltre. Vengono fatte ascoltare anche le registazioni della scatola nera per le chiamate di Schettino al direttore di macchina Giuseppe Pilon: "Mi disse che avevamo preso qualcosa sul lato dritto e non mi tornava - lamenta l'imputato - Mi disse che il quadro elettrico era allagato e non mi tornava, perché il quadro elettrico è in alto, al ponte 11".
12.40. "Non c'era manovra alternativa". Secondo Francesco Schettino, "non c'era manovra alternativa a quella distanza", dice spiegando le sue decisioni, prese in prossimità dello scoglio. "Mi resi conto che qualcosa non andava e misi in atto una manovra evasiva, cercando di dare ordini con calma e senza mettere in ansia il timoniere" indonesiano Jacob Rusli Bin. Così aveva detto di virare a destra di 10 gradi e prima ancora che la manovra fosse eseguita di 20 gradi e poi ancora tutto il timone a dritta; idem con la direzione a sinistra per disimpegnare la poppa. "Il timoniere eseguiva, mi dava risposta che aveva capito gli ordini ma invece di andare a sinistra va a destra e poi torna da solo a sinistra". E con quei 13 secondi, il ritardo della manovra è stato apprezzabile. "Con quell'allucinazione che ho avuto, e meno male che l'ho avuta, ho evitato un impatto frontale, che con una nave di 115mila tonnellate poteva avere conseguenze più gravi". Scorrono sullo schermo le immagini della scatola nera, con l'audio delle conversazioni in plancia, fino all'urto e al suono degli allarmi. Il presidente sospende per la pausa pranzo.
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12.00 "Ambrosio doveva avvertirmi". Il presidente Puliatti chiede a Schettino se sta consultando "un device", cioè un telefonino o quant'altro, notando un movimento sul banco. Ma Schettino risponde no. Il comandante ribadisce la differenza tra guardia e direzione e sottolinea che Ciro Ambrosio "non ha mai cessato la guardia. Doveva avvertirmi che la nave non stava seguendo il piano di viaggio. Doveva avvisarmi che avevamo passato il punto di accostata".
11.35. "Al gip non dissi tutta la verità". E' la volta della difesa, perché né Costa parte civile né Costa responsabile civile intendono porre domande. Dopo un breve intervento dell'avvocato Domenico Pepe ("sapevo che potevo non rispondere al gip, me lo disse anche l'avvocato Bruno Leporatti, ma io avevo l'ansia di rispondere", è la risposta), a porgere le domande è l'avvocato Donato Laino. E la prima domanda è forte: lei ha detto tutta la verità al gip? "No. Ho dato una ricostruzione, ero desideroso di spiegare. quello che dissi al gip l'avevo ricostruito in base delle informazioni ricevute.Ho rimosso quanto era accaduto prima e l'ho ricostruito dopo, mentre ero in caserma dai carabinieri, in carcere. Perché io sono comunque il comandante"
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11.00. "Tutta colpa del team di plancia". "La colpa è del team di plancia. Se scendevano tutti dal ponte di comando e rimanevo solo io era meglio". Alza i toni Schettino quando l'avvocato Guarini gli chiede una risposta secca. E aggiunge, a proposito delle sue dichiarazioni al gip nell'interrogatorio di garanzia del 17 gennaio 2012, che "le mie risposte al gip erano fuorviate dal racconto di Ambrosio". E il comandante si altera anche quando sostiene che "non è possibile che gli ufficiali non mi abbiano detto niente". Il comandante spiega anche che dire "il comandante dopo Dio" è un'affermazione generica, nota a tutte le marinerie del mondo. Le parti civili hanno terminato, il presidente dispone una pausa.
10.45. "Potevo anche tornarmene in cabina" - "Faceva meglio". L'avvocato Guarini inizia le domande dalla partenza da Civitavecchia e affronta i temi della cartografia, del radar, della rotta. Chiede spiegazioni sui tempi e sulle distanze. Schettino invita a distinguere tra cartografia elettronica e schermate radar. Lei è stato chiamato in plancia quando la Concordia era a 6 miglia e vi è salito dopo un quarto d'ora: dunque la nave era a due miglia dal Giglio, se la velocità era di 15,5 miglia all'ora? "Non era un dato importante per me. Io non avevo nulla da calcolare per il mio arrivo in plancia, non dovevo dirigere io. Altra cosa sarebbe stata se avessi dovuto entrare in un porto". Secondo Schettino, l'ordine "timone a mano" non fu eseguito "come se fosse stato in automatico. Ma lo so adesso. Io avevo chiesto di fare l'accostata, potevo anche andarmene sull'aletta o tornare in cabina". E si sente dire in aula un "faceva meglio".
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9.45 "I miei errori? Li accerti il Tribunale". Schettino lei ci ha detto che non si sente l'unico responsabile: ma quali sono le sue colpe? La domanda è posta da Alessandra Guarini, legale di parte civile. "L'ho sempre detto, il comandante è responsabile. Ma la situazione non è rimasta ferma all'Ottocento, bisogna estendere il concetto all'organizzazione". Sì, ma quali errori? insiste l'avvocato: "Sarà il Tribunale ad accertarli". Il comandante non si sbilancia. E come fa notare il presidente Giovanni Puliatti, "non è stata una dichiarazione confessoria".
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