Toscana
Ricattati per video osé on line: a Grosseto tre segnalazioni a settimana
Vertiginoso aumento di casi in provincia, dallo studente al libero professionista. Ma le denunce sono poche: le vittime si vergognano
GROSSETO. Il caso del marito grossetano di 33 anni ricattato su Internet da una donna che lo aveva filmato in atteggiamenti erotici _ poi denunciata per estorsione _ non è isolato. “Da ottobre a dicembre 2014 _ spiega l’ispettore della polizia postale di Grosseto, Stefano Niccoli _ abbiamo registrato un incremento delle segnalazioni e delle denunce di questo tipo di reati. Abbiamo circa tre segnalazioni a settimana, tutte di uomini, dallo studente al libero professionista, che vengono adescati da donne, soprattutto straniere nelle chat e poi ricattati”.
Un libero professionista di Grosseto è arrivato a pagare 1.600 euro in tre rate a una donna che minacciava di pubblicare su Internet i suoi video compromettenti. Un dipendente di una società che abita nella provincia di Grosseto è finito nella trappola mentre chattava e si scambiava video osé in orario di lavoro; ha pagato 800 euro.
“Le modalità sono sempre le stesse _ spiega Niccoli _ tanto da far pensare che ci sia un’organizzazione dietro queste donne, che procura loro i contatti. Le donne sono per lo di più dell’est europeo ma abbiamo avuto anche casi di ragazze della Costa d’Avorio e sembrano essere attrici professioniste: sanno ammiccare, sanno coinvolgere la vittima, anche se le conversazioni si tengono per lo più in forma scritta”.
Più che le denunce, arrivano delle segnalazioni: le vittime si vergognano e temono che mogli o compagne possano venirlo a sapere.
Il problema è che, quando si cade nella trappola perché contattati da una persona che sta all’estero, è praticamente impossibile risalire alla sua identità e potersi difendere. “D’altro canto va detto che anche se non si paga, raramente accade che i video vengano davvero pubblicati”, spiega ancora Niccoli. Insomma, se la ricattatrice vede che il “pollo” non abbocca, passa a cercarne un altro. Inoltre You tube ha dei sistemi di autoprotezione che in parte tutelano le pubblicazioni. Diverso è, invece, se la ricattatrice ha avuto accesso alla pagina Facebook della sua vittima: in quel caso può vedere quali sono i suoi contatti e minacciare il malcapitato di mandare il video ai suoi amici.
“Il consiglio in ogni caso è prestare la massima prudenza e rivolgersi alla Polizia postale”, conclude Niccoli.
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